Summer break!

Il blog e la sua Autrice si prendono una pausa! Ne approfitteranno per perparare nuovi argomenti e raccontarti altre incredibili e interesantissime storie sulla Cina e la sua cultura. Ma tranquillo, se dovessero mancarti proprio tanto puoi sempre seguirli sulla pagina Facebook o su Instagram: trovi i link nella colonna a destra. 再见, zàijiàn!

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The blog and its Author take a break! They will take the opportunity to prepare new topics and tell you other incredible and very interesting stories about China and its culture. But don’t worry, if you miss them too much you can always follow them on the Facebook page or on Instagram: you can find the links in the column on the right. 再见, zàijiàn!

Abitudini e vita quotidiana in Cina

Anche se vive all’estero da anni, o sa che dovrà starci per un po’, c’è un pensiero che è sempre nella testa dell’expat, che fa’ da sfondo a tutto, spesso a livello subconscio: e se dovessi tornare in madrepatria ora? Che tradotto in pensiero cosciente ed articolato diventa: adesso che mi sono abituato a questa cosa – magari con fatica – che a casa non c’è, o che è diversa, riuscirò a fare il contrario? sarà un problema? succederà anche a me di dover affrontare il famoso reverse culture shock e ad avere problemi a riabituarmi a casa mia? Ma cosa vai a pensare, perchè mai si dovrebbe tornare in Italia adesso? non se ne sta nemmeno parlando! lo so, lo so, ma non si sa mai, questo tipo di vita certo non è per chi cerca stabilità o ama fare progetti a lungo termine, bisogna sempre essere pronti a cambiamenti repentini. Hai ragione, ma quello che mi preoccupa è che mentre fai questi discorsi è solo al cibo che stai pensando, dì la verità! ….

Pensandoci su ho poi tirato fuori anche altre cose non legate al cibo. Perchè sì, ogni volta che salta fuori l’argomento “rientro definitivo” (c’è un bel ricambio di persone qui, è un argomento che salta fuori spesso) il primo pensiero corre al cibo asiatico e a come sarebbe durissima non poterne più abusare quotidianamente. Ma vivere in altro Continente cambia parecchie abitudini, piccole cose entrano a far parte della vita quotidiana, magari stupide, quasi insignificanti, ma che ripetute giorno dopo giorno creano quella pigrizia mentale che ti fa dire: senza come faccio? Te ne racconto qualcuna che vivo quotidianamente qui a Shanghai.

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Laoximen

Basta pensare la parola “Shanghai” perchè nella mia testa si materializzino immediatamente immagini di Laoximen (老西门). E’ automatico. E’ il posto dove cerco di tornare di quando in quando, chiedendomi ogni volta cosa troverò. O meglio cosa non troverò più. Vagare per quelle strade e vicoli vuoti, abbandonati, è sempre straniante, guardare le ricche ville lasciate a loro stesse, gli shikumen murati e i negozi che non vendono più niente trasmette ogni volta una sensazione di malinconia e privilegio. Perchè io sono qui, a camminarci dentro, a fotografare quanto più possibile, sentendomi come se stessi passegiando indietro nel tempo, in un’altra Shanghai, osservatrice non osservata, nonostante mi trovi proprio nel cuore della Shanghai odierna.

In una città come questa che mi ospita, i vecchi quartieri – o meglio i vicinati (neighborough) – vengono in continuazione demoliti e ristrutturati o sostituiti da palazzi. E allora perchè questo, Laoximen, è così speciale? Provo a spiegartelo, e ne approfitto per mostrarti quante più foto possibili di questo pezzo di città che ha i giorni contati. O che, per dirla come sta, è già stata persa.

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Chongqing, toccata e fuga_2

Luohan temple

L’ingresso al tempio

Se tu mi chiedessi cosa vorrei rivedere di Chongqing la risposta sarebbe velocissima: il tempio buddista di Luohan. Ma non so se detto da me valga qualcosa, io adoro visitare i templi – mi piace la loro atmosfera rilassata, le decorazioni, il modo in cui si susseguono gli spazi tra aperto e chiuso, e mi ricordano i viaggi in giro per l’Asia. E il tempio di Luhon si piazza a sorpresa decisamente in alto nella classifica.

Già vederlo lì in mezzo ai palazzi fa’ una certa impressione. Non come il celeberrimo Jing’an qui a Shanghai, sempre così perfetto da essere alla fine in tono con i luccicanti palazzi che lo circondano. Luohan sembra orgoglioso di essere sopravvissuto ai giganti che lo sovrastano. In realtà è stato distrutto e ricostruito più volte, anche in seguito alla guerra col Giappone (nel ’39) che ha visto Chongqing parecchio coinvolta nei bombardamenti, e alla Rivoluzione Culturale, da cui si è salvato ben poco.

Ti ho già parlato della mia passione per i tetti e le tegole cinesi?

Una delle prime cose che vedrai entrando è la statua di un Buddha sorridente, la versione cinese di Buddha. Accarezzargli la pancia prominente porta buona fortuna, e di sicuro mette di buon umore. Poi lasciati prendere dalla bellezza del posto e scoprilo una cortile alla volta, un tempio alla volta, godendoti la ricchezza di decorazioni e intarsi e divertendoti a scoprirne gli infiniti dettagli e raffinatezze.

Due sono i motivi per cui questo tempio è molto importante. Il primo è la presenza di iscrizioni nella roccia e sculture risalenti alla dinastia Song (960 – 1279 D.C.), di importanza nazionale. Il secondo è una stanza che contiene 500 figure di argilla di arhat, o santi buddisti, nel tempio chaimato appunto di Arhat. Un arhat è riuscito a liberarsi di tutte le tentazioni, non conosce avidità o odio, è onnisciente e paziente. E’ strano camminare tra questi stretti corridoi fitti di figure umane a grandezza naturale, ricche di colori e di simboli. Dopo qualche minuto ti viene anche un po’ di ansia con tutti questi santi che ti guardano – e alcuni sono parecchio inquietanti. Quello che ha due mani che escono dagli occhi mi fa’ venire voglia di correre. Il Tempio di Arhat ha regole particolarmente rigide per quanto riguarda le foto. In teoria tutti gli interni dei templi buddisti non dovrebbero essere fotografati, in particolare le statua raffiguranti Buddha, ma dipende un po’ dal tempio insomma, alcuni sono piuttosto permissivi e lasciano che i visitatori si sfoghino.

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Chongqing, toccata e fuga _ 1

Oggi ti racconto qualcosa di Chongqing, una delle città più grandi e popolose della Cina, che fin dal mio arrivo in questo paese mi ha incuriosita. Quattro giorni, giusto il tempo di farsi un’idea su questa megalopoli assurdamente incastonata tra montagne e fiumi, che è stata terreno di guerre ed è patria della hot pot più piccante del mondo. Se ti piacciono i contrasti, questo è il posto che fa’ per te. Se ti piace il clima secco no.

Il complesso del Raffles City, completato da poco

Prima del mio trasferimento qui, non ero mai stata una grande amante dell’habitat urbano, anzi. Ma non si può restare indifferenti quando ti trovi dentro simili agglomerati di umanità, di architettura, di storia e vita quotidiana, perdipiù così lontani da tutto quello che hai mai visto finora. Temevo che non le avrei sopportate queste città asiatiche, e invece mi sono scoperta affascinata: non ho ancora capito se mi piacciono o meno, ma so che quando mi ritrovo dentro ad una di esse non mi annoio di sicuro. E per ognuna che riesco ad esplorare mi diverto a scoprire le differenze, a riconoscerne l’atmosfera, il mood e gli odori, a vedere l’antico che ancora sfida il nuovo, ad assaggiare i loro sapori, e a portarmi via immagini e sensazioni uniche.

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