Un mese

Non avrei mai pensato che le questioni burocratiche potessero aiutare a dare una dimensione al tempo: sono a Shanghai da un mese e ho dovuto fare la mia prima uscita dal Paese per via del visto scaduto. Non avrei avuto altro modo per capire che erano passati 30 giorni. Sono andata ad Hong Kong – giusto sfiorata, un paio d’ore di passeggiata a Kowloon, di cui mi è rimasto il panorama esotico dall’aereo, il caldo soffocante e uno schiaffo di colori, profumi e vivacità.

Ma è stato il rientro a Shanghai a farmi sorridere: la sensazione di tornare a casa. E’ stato straniante. Casa?

Però è proprio quello che mi è affiorato spontanemente tra i pensieri, mentre uscivo dall’aeroporto di Pudong, facendo lo slalom tra gli shanghainesi incollati al telefono: finalmente a casa!

Sarà il riuscire ormai a muoversi senza pensarci troppo. Il fatto che ora quando sono in metro capisco le chiamate delle stazioni anche in cinese e non devo più contarle sulla mappa altrimenti non so dove scendere. Sarà che le strade del mio distretto mi stanno diventando familiari, come alcuni volti che riesco a riconoscere. Che non è passato abbastanza tempo per farmi sentire la mancanza dell’Italia. Che le parole in cinese che ho imparato sono passate da due a sei. Sarà che a Shanghai c’è una bella atmosfera. Anche il sapere che in questo appartamento rimarremo per un periodo più o meno lungo – anni comunque – e non che il mese prossimo boh!, com’era ultimamente in Italia.

Un mese passato qui a girare per la città, ad assaggiare frutta e verdura mai vista, cercando di realizzare che sì, sono proprio in Cina. Ho visto giornate in cui si faticava a respirare per via dell’inquinamento e giornate belle e piacevoli, un temporale come non mi era mai capitato. Se non avessi un calendario o dei visti che scadono a ritmare il tempo non saprei dirti da quanto sono qui, si dilata e poi si restringe, deformandosi. Un mese a capire tutto quasi da capo è denso. Ma è solo uno stupido mese.

Questo imbroglio della percezione del tempo mi diverte sempre e mi aiuta a ridimensionare e ricollocare un po’ tutto (per i fans di Kurt Vonnegut: impossibile non pensare a Tralfamadore, ahahah!). Anche gli spazi sembrano essere altri qui a Shanghai, le distanze. Che valgano solo qui? Che siano impressioni temporanee?

Ma volevo solo raccontarti di questa strana sensazione – e segnare in qualche modo questa prima tappa – mi fermo qui prima di inciampare in un buco fisico-filosofeggiante. Che poi la prossima volta trovi una scusa per non stare qui con me a chiacchierare.

Ti lascio qualche foto sparsa, per farti un po’ vedere le multiformi sfaccettature di questa megalopoli, che più la conosco e più trovo affascinante. Vedremo il prossimo mese se la penserò ancora così.

 

 

*

A month.

I’d never thought that burocratic problems could help to give a dimension to time: I’m here in Shanghai from a month and I have had to do my first exit from the Country because of the visa, since I still have the touristic one. I hadn’t another way to understand that 30 days were passed by. I’ve gone to Hong Kong – just touched lightly, a couple of hours walking in Kowloon, that left me the exotic panorama from the airplane, the suffocating hot and a slap of colours, smells and vivacity.

But it was the return to Shanghai that made me smile: the feeling of being back home. It was weird. Home?

But this is what cames into my mind while I was exiting from Pudong airport, doing the slalom among the Shanghainese glued to their phones: home at last!

It could be the fact that now I can move without thinking about. The fact that when I’m in the tube now I understand the stops in chinese, and I don’t have to count them anymore or I don’t know where to get off. It could be that the streets of my district are becoming familiar, like some face that now I recognise. That isn’t passed enough time to miss Italy. That chinese words that I learned passed from two to six. It could be that in Shanghai there is a beautiful atmosphere. Also to know that we’ll remain in this apartment for a long time – years – and not that the next month who knows? like the last period in Italy.

A month passed here wandering in the city, tasting fruits and vegetables never seen before, trying to realize that – yes – I’m really in China. I’ve seen days in which I could breath with difficulty because of the pollution, and beautiful and pleasant days, a storm like I’ve never seen. If I hadn’t a calendar or expiring visas to give rhythm to time I couldn’t say to you from how long I’m here, it grows larger then shrinks, distorting. A month passed to understand everything from the beginning is thick. But it’s just a stupid month.

This tangle of the time’s perception amuses me, and helps me to resize and rearrange everything (for the Kurt Vonnegut fans: how not to think of Tralfamadore, ahahah!). Even the spaces seems to be different here in Shanghai, the distances. I use others unit of measurement from the former ones. May are these valid only here? May are these just temporary impressions?

But I just wanted to tell you about this strange feeling – and to sign somehow this first stage – I stop here before fall down in a physics-phylosophycs hole. I don’t want that the next time you’ll find and excuse for not to stay here with me and have a chat.

I leave you some spare pics, just to let you see the many-sided aspects of this megalopolis, which the more I know the more I found fascinating. We’ll se next month if I’ll think still the same.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...