Lijiang e i Naxi

Lijiang (2400 m) è la città che più mi è rimasta impigliata nei ricordi, assieme ai suoi suggestivi dintorni.

Forse è perchè ho avuto modo di visitarla per bene, con calma, con differenti luci. Le vie del centro storico lastricate di pietra, i canaletti di acqua fresca e pulita che scorrono lì accanto, il mercato, le case di legno tipiche, i pub e ristorantini, l’imponente Montagna Nevosa del Drago di Giada che è la montagna sacra che la protegge, il punto panormanico sui tetti, il cibo. Mamma mia, il profumo la sera delle flower cakes appena sfornate, burroso e dolce è indimenticabile! Magari è che, dopo aver visto Dali e le sue pagode, ero nello spirito perfetto per far entrare sotto la pelle questo viaggio. Tutto questo ha creato l’atmosfera che mi ha fatta affezionare tanto a questo posto.

Ma vieni con me, ti ci porto.

Camminando per le strade della città, in mezzo agli Han (l’etnia cui appartiene la gran parte dei cinesi), non è difficile incontrare e riconoscere gli appartenti alla minoranza etnica dei Naxi. Soprattutto le donne si distinguono per i loro vestiti e i copricapo colorati, e se ci sono bambini sono appesi alla schiena con delle bande di stoffa incrociate. All’inizio potresti pensare ad una trovata turistica ma non è così, anzi, sono persone piuttosto schive e non amano farsi fotografare.

Naxi
Donne Naxi che vendono yogurt di yak

Il popolo dei Naxi ha un’organizzazione matriarcale: le donne gestiscono e sbrigano la maggior parte dei lavori, anche pesanti, soprattutto lavoro nei campi e prendono le decisioni. Sono robuste e instancabili e vengono chiamate fat golden sisters. Almeno, così ci ha detto la guida. E ci ha raccontato qualche aneddoto tipo questo: una donna camminava per strada quasi piegata sotto una grande gerla che portava sulla schiena. Ad un certo punto Joseph Rock (mi pare fosse lui), un ricercatore austriaco che visse anni nello Yunnan, si accorse che dalla gerla usciva del fumo. Subito corse ad avvisarla: “Ehi, attenzione! La gerla sta prendendo fuoco!!!”. Lei si ferma, lo guarda, sorride e risponde: “Ma no, è solo mio marito che fuma la pipa!”. E alla domanda del perchè diavolo lo stesse trasportando in quella maniera, lei rispose ridendo che altrimenti sarebbe stato troppo stanco per quella notte. Eheh, questo lo spirito e la forza delle donne Naxi. Sempre la guida ci ha detto che gli uomini passano la giornata oziando, tra fumo e giochi di carte. Ma il nostro autista apparteneva all’etnia dei Naxi, quindi mi sa che la situazione sta un po’ cambiando.

I Naxi hanno una scrittura loro peculiare, l’unica scrittura pittografica ancora oggi viva ed utilizzata, si tramandano anche la loro musica e l’arte di ricamare con la seta.

Anche i paesaggi che circondano la città sono indimenticabili, soprattutto la Montagna Nevosa del Drago di Giada. Adoro i cinesi perchè sono bravissimi a trovare nomi altisonanti ed evocativi! In una nebbiosa mattina, dopo una strada in condizioni a dir poco preoccupanti e una bella shakerata in auto, abbiamo esplorato un po’ i suoi dintorni. Una funivia ci ha portati prima tra abeti inghirlandati di licheni a perdita d’occhio, poi in mezzo alle nuvole e infine ad un sentiero tra yak e pascoli. Non ti dico dopo mesi a Shanghai quanto agognassi ad un panorama, un’aria ed un silenzio simili!

Ho anche assaggiato lo yogurt di yak, sfidando qualsiasi buon senso: era dentro un secchio di plastica, in mezzo al prato, con yak che scorrazzavano tutt’intorno. Da dietro il secchio sorrideva un’anziana Naxi, accoccolata su uno sgabellino, tendendo un bicchierone pieno di yogurt e zucchero. La curiosità ha vinto sulla prudenza: come potevo non sapere che gusto avesse lo yogurt di yak??? Un’occhiata d’intesa con una dei compagni di avventure (almeno saremmo state male in due…) e via. Ovviamente sapeva di yogurt e basta. E ci è andata bene, la curiosità non ha avuto conseguenze se non aver fatto una bella e – spero – genuina merenda.

tempio buddista
Il tempio buddhista

Meta del sentiero era un suggestivo tempietto buddista, curato da un monaco che vive lì in solitudine da 10 anni, in compagnia di yak, di turisti che si inerpicano fin lì sfidando l’aria rarefatta e uno smartphone. Qui, dopo la passeggiata sotto una sottile e fresca pioggia, ho assaggiato lo yak butter tea, tè nero con burro di yak, farina di grano saraceno e sale, bello caldo, sapido. E abbiamo fatto qualche foto con il monaco dietro sua richiesta, visto che di occidentali non ne capitano molti da quelle parti.

Ma per tutto il viaggio è stato un po’ come essere delle star! Ho perso il conto di quante foto ho fatto con perfetti sconosciuti, di quelle che ci hanno fatto mentre camminavamo per strada, dei video mentre eravamo seduti a bere qualcosa, degli sguardi stupefatti dei bambini e delle loro grida ai genitori: “Laowai! Laowai!”. Dei ragazzini che venivano a parlare in inglese con noi osservati da genitori orgogliosi, di tutti i “welcome to China!” gridati per strada. Se e quando tornerò in Italia dovrò riabituarmi ad essere una qualunque e non da additare mentre passo! Mi chiedo sempre cosa se ne facciano poi delle nostre foto.

Lijiang è una scoperta continua. A parte che è bellissimo perdersi continuamente tra le

black dragon pool lijiang
Lijiang, il parco della Black Dragon Pool

labirintiche vie del centro storico (ti perdi di sicuro, tranquillo), non puoi non dare un’occhiata al parco della Black Dragon Pool. Qui il ragazzo che ci faceva da guida ci ha accompagnati tutto felice a vedere una sorgente: aveva ripreso da pochi giorni a sgorgare, come ogni anno dopo una pausa, e questa ripresa è molto importante tra gli abitanti del luogo, porta buona fortuna.

Anche il villaggio di Baisha, a pochi chilometri, merita una sosta, e non solo per il delizioso pranzo cinese-strong che puoi fare in una delle sue trattorie. Qui i turisti sono pochi (parlo sempre di turisti cinesi, gli occidentali che abbiamo incontrato durante tutto il viaggio li potevi contare), c’è calma e poi devi vedere l’affresco. Si trova in un giardino – bellissimo e tranquillo, cose che in Cina fatichi a trovare accoppiate – di un’antica residenza ed è importante perchè è una delle poche cose che per caso è sopravvissuta alla distruzione scriteriata del periodo della Rivoluzione Culturale. Non è bello in sè e nemmeno molto antico, ma raccoglie caratteri Han, Tibetani e Naxi celebrando la pace e la concordia, un simbolo di come diverse etnie possano convivere armoniosamente.

Ma oggi ho parlato un sacco, non ne potrai più! Comunque se quando ti sei ripreso vuoi informazioni più approfondite riguardo i Naxi guarda qui, se invece vuoi informazioni più pratiche sul viaggio puoi leggere qui. O se hai domande per me sai dove trovarmi. La prossima volta ti racconto della pace del lago Lugu e dei Mosuo.

*

Lijiang (2400m) is the city that the most remained trapped in my memories, with its suggestive surroundings.

Maybe because I could see it well, with calm, with different lights. The center’s roads paved in stone, the little canals with fresh and clean water just next there, the market, the typical wooden houses, the pubs and restaurants, the majestic Dragon Jade Snow Mountain that protect the city, the panoramic point over the roofs, the food. My God, the smell in the evening of the flower cakes, buttery and sweet is unforgettable! Maybe it’s that, after Dali and its pagodas, I was in the perfect mood to let this travel enter under my skin. All this created the atmosphere that made me so appreciate this place.

But come with me, I’ll take you there.

Walking in the roads of the city, among the Hans people, isn’t difficult to meet and recognise who belong to the ethnic minority of the Naxi. Especially you can distinguish the women for their colorful cloths and hats. At first maybe you can think about a touristic expedient but it’s not, on the contrary, this people are shy and doesn’t like to be photographed.

Naxi people has a matriarchal organisation: women manage and do the biggest part of works, also the heavy ones, especially the farming works and they take also all the decision. Naxi women are strong and tireless and they’re called “fat golden sisters”. So tell us the guide. And he told us this story: a woman was walking in the street carrying a heavy basket on her back. Suddenly Joseph Rock (it seems to me that it was him), an Austrian researcher that lived in the Yunnan for years, saw that some smoke was coming from the basket. He immediately run to warn her: “Hey, pay attention! Your basket is in fire!”. She stopped, smiled and said: “No, it’s just my husband that is smoking!”. And when he asked her why she was carrying the husband like this, she said laughing that otherwise he would be to tired for the night.  Eheh. The guide told us that in fact mens during the day loaf around smoking and playing cards. But our driver was a Naxi, so I think that things are changing.

The Naxi people have also a peculiar writing, the only one pictographic writing still used, they pass on also their music and the art of the silk embroidery.

Also the panoramas that surrounds Lijiang are unforgettable, especially the Dragon Jade Snow Mountain. I love chinese people because they found always pretentious and evoking names! In a misty morning, after a road in worrisome conditions and a good shake in the car, we explored a bit its surroundings. A cable car took us at first among spruces with lichens far as the eyes can see, then among clouds and finally to a path between yaks and meadows. I can’t tell you how I needed this after month in Shanghai!

I also tasted the yak’s yogurt, challenging the common sense: it was in a plastic bucket, in the grass, with yak walking all around. From behind the bucket an old Naxi woman was smiling, sitting on a stool, extending a big glass full with yogurt and sugar. Curiosity won over prudence: how could I didn’t know how the yak’s yogurt tasted? Obviously it tasted just like yogurt. But I was lucky, curiosity didn’t have consequences.

Destination of the path was a little buddhist temple, cared by a monk that was living there from ten years, in company of yaks, tourists that walk until there challenging the thin air and a smartphone. Here, after the trekking under a thin and fresh rain, I tasted the yak butter tea: black tea with yak butter, salt and buckwheat flour. And we took some pics with the monk, under his request, since in these place don’t arrive many westerns.

But during all the travel it was like to be a star! I couldn’t count the pics that I took with strangers, the pictures that people took of us while we were just walking, the videos while we were sit to drink something, the amazed looks of the children, and their cry to the parents: “Laowai, laowai!”. The children that went to us to talk in english, observed by proud parents, of all “welcome to China” screamed in the streets. If and when I’ll come back to Italy I’ll have to get used again to be an ordinary person and not someone to point at while passing by! I always wander what they do with our pics.

Lijiang is a continuos discover. Apart from is beautiful to get lost in the labirinthic roads of the center (you’ll get lost for sure, don’t worry), you cannoy miss the Black Dragon Pool.

Also the Baisha village, just a few chilometers away, deserve a visit, mot only for the food that you can find there. Here the tourists are less, it’s a calm place and you have to se the fresco. It is in a garden – beautiful and calm, things that in China is hard to find together – of an ancient house and it’s important because it survived to the Cultural Revolution. It’s not beautiful itself and neither so old, but it collect Han, Naxi and Tibetan characters, celebrating peace and concord, a symbol of how different ethnics can live together in harmony.

Next time I’ll tell you about Lugu lake and Mosuo people.

 

 

Annunci

4 pensieri su “Lijiang e i Naxi

    1. Se hai l’occasione visita questa regione: è davvero incredibile!
      Noi abbiamo preso l’aereo da Shanghai fino a Kunming, in treno abbiamo poi raggiunto Dali e da quel momento in poi sempre con macchina e autista: le strade non sono sempre bellissime e peggiorano salendo di quota, ho visto molti autobus fermi, in avaria o bloccati da frane perchè troppo grandi per passare nei percorsi aperti tra i massi. Inoltre così ottimizzi i tempi e gli spostamenti 🙂

      Mi piace

      1. Da dove sto io (Xi’an) è parecchio lontano, mi servirebbero diversi giorni per vedere tutto e quindi ho sempre rimandato perché non mi va di fare toccata e fuga. Ora che ci sono le vacanze per il National Day mi rifiuto ugualmente perché sarà il caos, ma prima o poi andrò!

        Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...