Weekend nell’Isola di Nangan

Vieni con me, oggi andiamo in un posto che ti sfido ad aver sentito nominare: l’isola di

Spiaggia
Le spiagge deserte di Nangan

Nangan, nell’arcipelago di Matsu. Una piccolissima isola vicina alla costa cinese, di fronte a Fuzhou. Cina? Taiwan? Passiamoci sopra e facciamo un bel giro su questa caratteristica isoletta. Vuoi trascorrere due giorni tranquilli? Non vuoi molesti turisti cinesi tra i piedi? E’ il posto che fa per te.

La cosa che mi affascina dei luoghi fuori dalle solite rotte turistiche è che non riesco ad immaginarmeli finchè non ci sono dentro. Poche e vaghe informazioni, niente foto nella mia memoria, niente posti che riconosco anche se non ci sono mai stata. Territorio vergine – cosa difficile di questi social-tempi – come leggere un libro senza saperne nulla. Una bella sensazione di avventura. Della serie “non tutti i mali vengono per nuocere”: è grazie alla burocrazia – mi scadeva il visto – se siamo finiti in questo posticino sperduto.

ponte
Dal traghetto

E’ con questo senso di avventura a fior di pelle che siamo partiti da Shanghai con il treno ad alta velocità – ah, i meravigliosi e puntuali treni cinesi! – per raggiungere Fuzhou, dove abbiamo passato la notte. Infatti l’isola si può raggiungere in traghetto, ma c’è solamente una corsa al giorno, alle 9.15 del mattino. Ti conviene non perderla. Idem per il ritorno. Già la traversata prometteva bene: in tutto il traghetto eravamo solamente in dieci. Poco meno di due ore e si attracca all’isola di Nangan. Fa molto caldo, ma la giornata è bellissima. Ci prende un po’ tempo orientarci, procurarci dei dollari taiwanesi e capire come muoverci. Dopo aver provato a noleggiare un motorino e a contrattare per un taxi (venti minuti a parlare con una signora che non spiccicava mezza parola di inglese e che si ostinava a scriverci le cose in cinese pensando che semplicemente non capissimo la sua pronuncia, che voleva darci una stanza per dormire e da mangiare nel suo bar e scorrazzarci in giro lei per tutto il tempo. Non chiedermi come abbiamo fatto a capire tutte queste cose pur non riuscendo a comunicare, ti dico solo che abbiamo sudato non poco) scopriamo il servizio bus: l’isola è talmente piccola che anche se sali su quello sbagliato basta aspettare che faccia il giro o arrivi in un posto utile e via. Tanti saluti alla signora che ha provato a sequestrarci.

Non c’è in giro nessuno. Questa è la prima cosa che ti colpisce, prima ancora del cielo azzurro, del mare blu e dei boschi. Non c’è in giro nessuno e c’è silenzio. Venendo dalla Cina non te lo aspetti, ti lascia stordito all’inizio. Poi inizi a sentirti in paradiso. Per prima cosa andiamo a vedere la stauta di Mazu, nel “Mazu religion and culture park”, che con i suoi quasi trenta metri spicca sulla cima del monte Menquian. La vedi da lontano, arrivando all’isola, protesa verso il mare. Ma lascia che ti racconti qualcosa della fanciulla che rappresenta questa statua.

Secondo la leggenda una giovane ragazza di nome Lin Mo-niang, originaria della regione del Fujian, saltò in mare per cercare di salvare il padre che vi era caduto, e

la statua di matsu
La statua di Matsu

sfortunatamente annegò. Il suo corpo fu trasportato dalle acque fino alla baia del villaggio di Matsu, nell’isola di Nangan, e qui fu sepolta con tutti gli onori dagli abitanti del posto. La tomba della ragazza, ora chiamata “Mazu, la dea del mare” si trova all’interno del tempio di Matsu. Gli abitanti del villaggio festeggiano ogni anno il compleanno di Mazu con una grande processione, che si tiene il 23esimo giorno del terzo mese lunare. Divertiti tu a fare i conti.

Il tempio merita una visita, oltre che per la vista sulla baia anche per le sue incredibili decorazioni. Ah, dimenticavo di dirti che la balneazione è vietata su tutta l’isola e sulla baia c’è anche una bella nave militare. In realtà la metà della popolazione dell’isola è costituita da soldati e ogni cinquecento metri c’è una base militare. Consigliano anche di non uscire dai sentieri se fai un’escursione: mica che incappi in qualche campo minato. Tutto questo per le incomprensioni di cui ti parlavo sopra, riguardo a chi apparterrebbe quest’isoletta… meglio stare pronti, che non si sa mai. Ma tranquillo, l’atmosfera è pacifica e serena e alcune strutture militari sono state trasformate in attrazioni turistiche.

La più famosa di tutte credo sia il Tunnel 88. In origine era un tunnel per parcheggiare i carriarmati e ora è una… distilleria! E’ una galleria artificiale dove la distilleria dell’isola mette a maturare le tipiche giare piene del liquore tradizionale. Non si riesce a starci molto però: solo respirando rischi di ubriacarti, l’odore di alcool è fortissimo! Ovviamente poi puoi degustare e comprare il suddetto distillato, che assomiglia molto a una grappa, solo che fa 58°.

Altri tunnel sono diventati parti di sentieri e c’è un’altra cosa che puoi fare qui: appena scende il buio puoi andare a vedere il plancton bioluminescente o milky sea. Un’esperienza emozionantissima (almeno per una naturalista) e che non mi aspettavo di poter depennare così, senza preavviso, dalla lista delle cose da fare almeno una volta nella vita. Commovente.

Qui puoi farti delle belle passeggiate e scoprire sentieri, panorami, vie e piccoli paesi. L’atmosfera ricorda molto le sonnolente isole mediterranee, e anche i colori. I villaggi sembrano delle bomboniere: chiari, curati, fusi con la costa e le rocce. Ren’ai mi è piaciuto molto, e anche il più famoso Jinsha, dove abbiamo dormito. In una specie di bed&breakfast ricavato da una vecchia casa sul mare, dove la privacy era ben poca ma l’accoglienza calorosa, con tanto di bisca serale al piano terra, pizza e birra e pipistrello come coinquilino. Meno male che mi piacciono un sacco. Intendo tutti: pizza, birra e pipistrelli.

Ah, qui abbiamo mangiato – per puro caso – i tortelli più buoni che mai mi siano capitati: un impasto di patate dolci ripieno di cipolla e sesamo e qualcos’altro che non ho riconosciuto, il tutto bello fritto. Per fortuna li abbiamo presi come assaggio, ma potevamo farci del male.

Per ora non ti stresso più con i viaggi e vagabondaggi, la prossima volta torniamo a Shanghai. A presto!

*

Come with me, today we go to a place that I challenge you to have heard of: the island of Nangan, in the Matsu archipelago. A very small island near the Chinese coast, in front of Fuzhou. China? Taiwan? Let’s move on and take a ride on this characteristic island. Do you want to spend two quiet days? Do not you want to bother with Chinese tourists? It’s the place for you.
The thing that fascinates me about these places outside the usual tourist routes is that I can not imagine them until I’m inside. Few and vague information, no photos in my memory, no places that I recognize even if I’ve never been there. Virgin territory – difficult thing of these social-times – like to read a book without knowing anything. A nice feeling of adventure. For the series “not all the ills come to harm”: it is thanks to the bureaucracy – the visa expired – if we ended up in this lost place.

It’s with this sense of adventure that we started from Shanghai with the high-speed train – ah, the wonderful and punctual Chinese trains! – to reach Fuzhou, where we spent the night. In fact, the island can be reached by ferry, but there is only one ride a day, at 9.15 am. You should not lose it. Same fo for the return. Already the crossing promised well: in all the ferry we were only ten people. Almost two hours and moor at Nangan Island. It’s very hot, but the day is beautiful. It takes us a while to orient ourselves, get Taiwanese dollars and figure out how to move. After trying to rent a scooter and negotiate for a taxi (twenty minutes talking to a lady who did not speak a word of English and who insisted on writing things in Chinese thinking that simply we didn’t understand her pronunciation, she wanted to give us a room to sleep and eat in his bar and run around all the time. Do not ask me how did we understand all these things while not being able to communicate, I only say that we sweated not a little) we discover the bus service: the island is so small that even if you get on the wrong one you just have to wait for it to turn around or get to a useful place and go. Bye bye to the lady who tried to kidnap us.

There is no one around. This is the first thing that strikes you, even before the blue sky, the blue sea and the woods. There is no one around and there is silence. Coming from China you do not expect it, it leaves you stunned at the beginning. Then start feeling like you’re in heaven. First we go to see the Mazu Statue, in the “Mazu religion and culture park”, which  its almost thirty meters high and stands out on the top of Mount Menquian. But let me tell you something about the girl who represents this statue.

According to the legend, a young girl named Lin Mo-niang, a native of the Fujian region, jumped into the sea to try to save the father who had fallen there, and unfortunately drowned. His body was transported by the water to the bay of the village of Matsu, on the island of Nangan, and here it was buried with all the honors by the locals. The girl’s tomb, now called “Mazu, the goddess of the sea” is located inside the Matsu temple. The villagers celebrate Mazu’s birthday every year with a large procession, held on the 23rd day of the third lunar month. Have fun doing the math.

The temple is worth a visit, as well as the view of the bay for its incredible decorations. Ah, I forgot to tell you that bathing is forbidden all over the island and on the bay there is also a beautiful military ship. To say the truth, half of the island’s population is made up of soldiers and every five hundred meters there is a military base. They also recommend that you do not get out of the trails if you take a hike:  you may run into some minefield. All this for the misunderstandings of which I spoke above, about who would belong this islet … better to be ready, you never can’t tell. But don’t worry, the atmosphere is peaceful and serene and some military facilities have been transformed into tourist attractions.

The most famous of all I think is the Tunnel 88. Originally it was a tunnel to park the tanks and now it is a … distillery! It is an artificial gallery where the island’s distillery ripens the typical jars full of the traditional liquor. You cannot stay there a lot though: just breathing you risks to get drunk, the smell of alcohol is very strong! Obviously then you can taste and buy the aforementioned distillate, which looks a lot like a grappa, only that makes 58 °.

Other tunnels have become parts of paths and there is another thing you can do here: as soon as darkness falls you can go and see the bioluminescent plankton. A very emotional experience (at least for a naturalist) and that I did not expect to be able to remove, without warning, from the list of things to do at least once in life. Moving.

Here you can take beautiful walks and discover paths, views, streets and small towns. The atmosphere is very reminiscent of the sleepy Mediterranean islands, as well as the colors. The villages look like wedding favors: clear, well-kept, fused with the coast and the rocks. I loved Ren’ai, and also the most famous Jinsha, where we slept. In a kind of bed & breakfast made from an old house by the sea, where privacy was very little but the welcome is very warm, with lots of night-time gambling den, pizza and beer and bat as a roommate. Good thing I like them a lot.

Ah, here we ate – by pure chance – the best dumplings I’ve ever had: a dough of sweet potatoes stuffed with onion and sesame and something else that I did not recognize, all deep fried. Fortunately we took them as a taste, but we could hurt ourselves.

For now, do not worry more with travel and wanderings, next time we go back to Shanghai. See you soon!

 

 

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2 pensieri su “Weekend nell’Isola di Nangan

  1. Che meraviglia i posti così, sconosciuti al turismo! Per fortuna la Cina è grande e ce ne sono tantissimi.
    Per la lingua ti dò una dritta: la prossima volta usate WeChat per tradurre le conversazioni, rende tutto molto più semplice 🙂

    Mi piace

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