Hong Kong, di nuovo

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I neon a Kowloon

Te lo dico: non è che Hong Kong mi entusiasmi più di tanto. La trovo un po’ opprimente, rumorosa (ah, le auto e motorini elettrici di Shanghai!), affollata e inutilmente caotica. Ma ha del fascino, che ti spinge a sgomitare per le sue strade, su e giù, per scale, scale mobili, salite, passerelle, moli, piazzette, incontrando in dieci minuti gente proveniente da tutte le parti del mondo. Io ci sono stata già tre volte per un solo, semplice e pragmatico motivo: il rinnovo del visto. Se sei in Cina Hong Kong è la meta più economica e vicina per le questioni burocratiche. E già che ci sei te la visiti un po’.

A dire il vero le due volte precedenti sono state un po’ difficoltose: l’estate hongkonghese è micidiale, non avevo mai sentito tanto caldo. Un primo approccio traumatico. Ma stavolta – passata la metà di ottobre – si stava meglio. Sono riuscita comunque a scottarmi le spalle ma si girava che era un piacere e ne abbiamo approfittato per uscire un po’ dalla metropoli e vagare per i famosi parchi che sono lì ad un tiro di schioppo.

E’ proprio qui che ti accompagno oggi: all’Hong Kong Geopark e al Dragon’s Back Trail. Metti delle scarpe comode.

L’Hong Kong Geopark è patrimonio dell’Unesco ed ha un sito internet terrificante. E’ facilmente raggiungibile con i mezzi (due metro, due pulmini, un taxi) in meno di un’ora: la tua meta è la cittadina di Sai Kung. Al centro visitatori le guide non parlano inglese, i tours sono solo in mandarino. Ma ne vale la pena, eccome. Decidi solo quale sentiero o quale attrazione vuoi vedere, un paio per una giornata, non di più. E non farti allettare da tutti i baracchini lungo il mare che ti offrono gite in barca: sono un po’ scarse, non vedresti un bel niente, attieniti a quelli del parco.

Noi abbiamo puntato l’East Dam, da soli, con l’idea di vagare a piedi lì intorno fino a non poterne più. E’ stata una bella idea: troverai un sacco di gente nei punti panoramici e davanti alle attrazioni, gente che sparisce non appena ci sono 500 m da fare a piedi. Ma cosa ci sarà mai da vedere in un geoparco? Bè, formazioni rocciose soprattutto, ma non solo. Innanzitutto puoi vedere l’assenza di costruzioni, di traffico, un sacco di alberi tutti insieme. Non male dopo mesi a Shanghai. Nello specifico qui c’erano diverse formazioni di origine vulcanica, colonne esagonali, faglie dapperutto. Ma se non sto attenta la naturalista latente in me prende il sopravvento e ti parlo ore di rocce e relativa vegetazione: se ti interessa leggi qualcosa qui, se no bastano le foto. Dalla diga dell’East Dam abbiamo percorso un tratto  del Maclehose trail che ci ha portati alla spiaggia di Long Ke Wan. Non me l’aspettavo questa cosa. Quando è sbucata all’improvviso dietro una curva del sentiero, con tutti i suoi splendidi colori nonostante il cielo grigio, per qualche secondo non ci ho creduto. Splendida, silenziosa. Ci siamo scesi di corsa per godere un po’ da vicino delle sue onde e della sabbia finissima (che ancora non sono riuscita a levare del tutto dalle mie scarpe…)

Dopo aver camminato a volontà siamo tornati a Sai Kung (stavolta Taxi, piedi, minibus). Era sabato pomeriggio, era tutto vivace e piacevole. Chi faceva volare aquiloni, chi passeggiava lungo il mare col cane (era pieno zeppo di cani), chi comprava pesce direttamente dai pescatori, chi mangiava. Ecco, se vuoi farti una scorpacciata di pesce freschissimo basta scegliere uno dei tanti ristoranti che si affacciano sul mare. Scegli il tuo pesce dall’acquario, come vuoi che sia cucinato e ti siedi a godertelo. Non avevo mai visto granchi, squille e gamberi così grossi! E abbiamo assaggiato un mollusco grande praticamente come la mia testa. Dopo la camminata è stato come essere lanciati in paradiso.

La domenica invece aveva come meta uno dei trail più famosi della zona: il Dragon’s Back trail. Dopo qualche difficoltà per trovare l’imbocco del sentiero – abbiamo anche attraversato un cimitero musulmano con la guida di un ragazzo del posto che passava di lì, che ci ha messi in guardia sulla difficoltà del sentiero: in una scala da 1 a 5 la difficoltà è 4! Io, abituata alle Alpi, mi sono guardata attorno perplessa: collinette. E infatti il sentiero si è rivelato più che altro una panoramica passeggiata – dicevo, dopo qualche difficoltà partiamo. E iniziamo subito a fermarci per far passare gruppi che camminano in senso opposto, a superare la ragazzina in scarpette eleganti, a guardar male il tizio con la musica alta. Ok, come al solito i weekend sono da evitare: gli hongkonghesi sono appassionati di trekking e nei fine settimana si riversano sui pochi sentieri disponibili.  Ma ne vale comunque la pena, il sentiero è bello, il panorama spettacolare e al 20 di ottobre fa caldo e il sole è così forte da scottare.

Tra l’altro c’era parecchio fermento in quei giorni per l’inaugurazione del famoso e lungo ponte, che ho visto dall’aereo, ancora vuoto. Ponte fortemente voluto dai cinesi, un po’ meno dagli hongkonghesi…

Bene, in conclusione una visuale un po’ diversa della Hong Kong metropoli. Ma appena

dav
Hong Kong

sono uscita dall’aeroporto di Pudong, a Shanghai, e mi sono trovata immersa nell’aria meravigliosamente profumata di osmanto ho tirato un sospiro di sollievo. E quando sono arrivata a casa ho fatto un giro nel mio quartiere, così calmo e tranquillo, coi cinesi che mangiano sui tavolini messi sui marciapiedi, coi motorini elettrici che rischiano ogni volta di passarmi sopra un piede da quanto sono silenziosi, con i viali alberati e gatti dappertutto. Shanghai 1 – Hong Kong 0. Anche senza montagne.

*

Hong Kong, again

I tell you: Hong Kong doesn’t excites me too much. I find it a bit ‘oppressive, noisy (ah, the cars and electric motors of Shanghai!), crowded and unnecessarily chaotic. But it has charm, which pushes you to jostle for its streets, up and down stairs, escalators, climbs, walkways, piers, squares, meeting in ten minutes people from all over the world. I’ve been there three times already for a single, simple and pragmatic reason: the renewal of the visa. If you are in China, Hong Kong is the most economical and close for bureaucratic matters. And while you’re there, you can do the tourist.

Actually the two previous times were a bit ‘difficult: the Hong Konghers summer is deadly, I had never felt so hot. A first traumatic approach. But this time – after the middle of October – it was better. I managed however to burn my shoulders but you walk aruond that was a pleasure and we took the opportunity to get out a bit ‘from the metropolis and wander the famous parks that are there a stone’s throw away.

It’s here that I accompany you today: to the Hong Kong Geopark and the Dragon’s Back Trail. Put on comfortable shoes.

The Hong Kong Geopark is UNESCO heritage and has a terrifying website. It is easily reachable by public transport (two tubes, two buses, a taxi) in less than an hour: your destination is the town of Sai Kung. At the visitor center the guides do not speak English, the tours are in Mandarin only. But it’s worth it, anyway. Only decide which path or attraction you want to see, a couple for a day, no more. And do not be tempted by all the baracchini along the sea that offer you boat trips: they don’t worth it, you would not see anything, stick to those of the park.

We have aimed the East Dam, alone, with the idea of ​​wandering around on foot until you can not anymore. It was a good idea: you’ll find a lot of people in the viewpoints and in front of the attractions, people who disappear as soon as there are 500 m to be done on foot. But what can you see in a geopark? Well, especially rock formations, but not only. First of all you can see the absence of buildings, traffic, a lot of trees all together. Not bad after months in Shanghai. Specifically here were different formations of volcanic origin, hexagonal columns, faults everywhere. But if I’m not careful, the latent naturalist in me takes the upper hand and I talk to you hours of rocks and its vegetation: if you’re interested, read something here, otherwise the photos are enough. From the dam of the East Dam we walked a stretch of the Maclehose trail that took us to Long Ke Wan beach. I did not expect this thing. When it suddenly appeared behind a bend in the path, with all its beautiful colors despite the gray sky, I did not believe it for a few seconds. Gorgeous, silent. We ran down to enjoy a little close its waves and its fine sand (which I still could not get up altogether from my shoes …).

After walking at will we returned to Sai Kung (this time Taxi, feet, minibus). It was Saturday afternoon, everything was lively and pleasant. Who made kites fly, who walked along the sea with the dog (it was full of dogs), who bought fish directly from the fishermen, who ate. Here, if you want to get a feast of fresh fish just choose one of the many restaurants overlooking the sea. Choose your fish from the aquarium, the way you want it to be cooked and sit down to enjoy it. I’ve never seen such big crabs, rings and shrimp! And we tasted a large mollusk almost like my head. After the walk it was like being launched into paradise.

On Sunday we had one of the most famous trail in the area: the Dragon’s Back trail. After some difficulties to find the entrance to the path – we also crossed a Muslim cemetery with the guidance of a local boy who passed by, who warned us about the difficulty of the path: on a scale from 1 to 5 the difficulty it’s 4! I, accustomed to the Alps, looked around, perplexed: hills. In fact, the path turned out to be more like a scenic walk – I said, after some difficulties we leave. And we immediately stop to let pass groups that walk in the opposite direction, to overcome the girl in elegant shoes, to look bad at the guy with the loud music. Ok, as usual, the weekends are to be avoided: the Hong Kongers are keen on trekking and on the weekends they are poured out on the few trails available. But it is still worth it, the path is beautiful, the view is spectacular and at 20 October it is hot and the sun is so strong to burn.

Among other things there was a lot of ferment in those days for the inauguration of the famous and long bridge, which I saw from the plane, still empty. Bridge strongly wanted by the Chinese, a little less than the Hong Kongers …

Well, in conclusion a somewhat different view of the Hong Kong metropolis. But as soon as I left Pudong Airport, in Shanghai, and I found myself immersed in the wonderfully scented osmanthus air, I breathed a sigh of relief. And when I got home I walked around in my neighborhood, so calm and quiet, with the Chinese eating on the tables placed on the sidewalks, with electric scooters that risk every time to pass over a foot beacuase they are silent, with tree-lined avenues and cats everywhere. Shanghai 1 – Hong Kong 0. Even without mountains.

 

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2 pensieri su “Hong Kong, di nuovo

  1. Che bello questo lato “selvaggio” di HK! Personalmente è stata una delle cose che ho adorato di più, poter uscire dal caos cittadino e ritrovarsi immersi in foreste tropicali e parchi naturali.
    Per quanto riguarda il ponte, non ho dubbi che gli abitanti di Hong Kong non ne sentissero il bisogno.. incredibile che nel parco geologico non parlassero inglese ma mandarino, sicura fosse sempre HK? 😀

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