Il primo vero rientro

Concessione Francese
Concessione francese

Ho passato ormai diversi mesi di fila qui a Shanghai e tra poco verrà il momento del rientro in Italia per le feste. Per me un po’ anticipato per via del solito visto (ci stiamo lavorando, eh!). E mi rendo conto – con disappunto? sorpresa? boh – che non ne ho per niente voglia. Non di star lì un mese e mezzo almeno, bastava un po’ di meno.

Per ora mi sono mancate solo le persone – ce ne sono un paio con cui la notte sogno letteralmente di bermi una birra, chiacchierando. Ma per il resto è troppo presto. Il tempo qui a Shanghai scorre diverso, più veloce e intenso. E’ tutto un eccitante susseguirsi di prime volte, di cose mai viste, mai fatte, mai assaggiate. Per la prima volta in vita mia il fatto di essere una disagiata un po’ ovunque, di non sentire come mio nessun posto, non riuscire ad indicare un luogo da chiamare casa è un vantaggio. Mi sono trovata bene anche dall’altra parte del mondo. E guarda che nonostante tutti gli agi e i vantaggi della vita da expat, ho visto persone prenderla malissimo e crollare nel giro di dieci giorni, mi è andata bene. Poi stavo giusto cominciando ad avere una parvenza di vita sociale, partecipando a qualche attività, a capire certi meccanismi delle comunità straniere all’estero e ad avere la mia quotidianità. E invece schiaccio il tasto pausa. Sospetto già che al rientro nel Celeste Impero sarà come ricominciare da capo. Per gli orsi come me funziona così. Ma un altro sospetto è che con questo genere di vita la routine, le relazioni e i progetti a lungo termine siano miraggi ingannevoli.

E no, non basta a consolarmi l’idea che in madrepatria mi aspettino mortadella, burrata e panettone: sono ancora in uno stupido limbo, non sono stata via abbastanza perchè queste cose mi manchino. O forse è che mi sono scoperta più sradicata e cinese-inside di quanto mi faccia piacere. Adoro la cucina di qui e mi sono adattata benissimo

Shaanxi road
Scorcio da Shaanxi road

all’abbigliamento casuale (non casual, proprio a caso!), ai mezzi pubblici perfetti, ad andarmene in giro a qualsiasi ora del giorno e della notte da sola senza nemmeno pensarci, alle varie eccentricità dei cinesi e sono dipendente da bubble e milky tea (il primo passo è ammetterlo, vero?). E poi una volta in Italia so già che il mio pensiero ossessivo sarà fare più escursioni possibili, stare più tempo che posso in montagna per fare il pieno da riportare qui nelle piatte lande shanghainesi.

Dall’altra parte ho voglia di inverno e di freddo. Quest’estate è stata la più lunga e la più calda che mi sia mai toccata. Anche adesso qui a Shanghai fa piuttosto caldino per essere  novembre. Ho bisogno di un po’ di aria sottile e fresca. E magari poi scoprirò che avevo anche bisogno di un po’ di Italia.

(Come avrai sagacemente notato questo post altro non era che una scusa per mostarti un po’ di foto di Shanghai e le sue meravigliose contraddizioni. A presto!)

*

The first real return

I spent several months in a row here in Shanghai and soon it will be time to return to Italy for holidays. I feel it is still a little early for me to come back now but I have to because of the visa (we are working on it, eh?). And then, I realize – with disappointment? surprise? boh – that I don’t want at all. Surely not a month and a half , I would have preferred just a little less.

At the moment the only thing I’m really missing from Italy is some persons- sometime during the night I literally dream of having a beer and chatting with a few of them. But for the rest it’s too early. The time here in Shanghai flows differently, faster and more intense.  All it’s an exciting succession of first times, things never seen, never done, never tasted. For the first time in my life my condition seems more like an advantage: the fact of being everywhere a bit uncomfortable, of not feeling any place like mine and not be able to call home any place. Here I am feeling ok even if I am on the other side of the world. And look, in spite of all the comforts and advantages of expat life, I’ve seen people taking it very badly and collapse within ten days, I am lucky. The problem is that I was just starting having an appearance of social life, participating to some activities, understanding certain mechanisms and logics of foreign communities abroad…and instead I press the pause button. I already suspect that returning to the “Celeste Impero” will be like starting over again. For bears like me it works like this. I suspect, expat life has no routine, no stable relationships and long-term projects are deceptive mirages.

And no, it is not enough to make me feel better the idea that in my motherland mortadella, burrata and panettone are waiting for me: I’m still in a stupid limbo, I have not been away enough to miss these things. Or maybe it’s that I found myself more uprooted and Chinese-inside than I thought. I love the cusine here, I have adapted very well to random clothing (not casual, really by chance!), to the perfect public transportation, to go around at any time of day or night alone without even thinking about it, to the various eccentricities of the Chinese and I’m addicted to bubble and milky tea (the first step is to admit it). And then once in Italy I already know that my obsession will be to make as many excursions as possible, stay as long as I can on the mountains to fill in me and bring them back with me to the shanghainese flatlands.

On the other side, I want winter and cold. This summer was the longest and warmest I’ve ever touched. Even now here in Shanghai it is rather warm to be November. I need some thin and fresh air. And maybe then I’ll find out that I also needed a little bit of Italy.

(As you have shrewdly noticed this post was nothing more than an excuse to show you some photos of Shanghai and its marvelous contradictions.)

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2 pensieri su “Il primo vero rientro

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