Weekend a Pechino _ 1

Prima di tornare in Italia ho fatto in tempo a dare un’occhiata a Pechino. Non sapevo se raccontarti qualcosa o meno visto che per due giorni ripensando a questo weekend mi veniva solo: che figata! Quantomeno scarso. Ma faccio uno sforzo e riordino un po’ i pensieri, mica che se non mi faccio viva per un po’ pensi che mi sono persa in questo sterminato Paese. Quindi preparati un bel tè caldo – così sei in tema – e mettiti comodo.

Parco del tempio del cielo
Un viale nel Parco del Tempio del Cielo

Pechino non è per nulla come me l’ero immaginata. Puoi guardare tutti i video e le foto che vuoi, ma finchè in un posto non ci sei dentro, non hai respirato un po’ la sua aria, non puoi immaginartelo (o come me hai semplicemente poca fantasia). Innanzitutto – superfortunati – abbiamo goduto di giornate limpide, soleggiate, pulite e piuttosto fresche. Appena il sole tramontava si scendeva un paio di gradi sotto lo zero. Ma l’aria era secca e camminare per ore e chilometri finalmente senza sudare è stato molto piacevole.

Ora: cosa vedere tra le millemila bellissime cose sei hai solo due giorni e mezzo (barando, visto che ci torneremo)? Io avevo due priorità: la Città Proibita e il Palazzo d’Estate. Che in effetti ci hanno preso la maggior parte del tempo. Ma abbiamo comodamente infilato anche il Parco del Tempio del Cielo, il parco di Jingshan, una passeggiata negli Hutong e una capatina in via Wangfujing, famosa per lo street food.

Tra l’altro ci siamo andati con il mio mezzo preferito: il treno. Non riuscirò mai più a prendere un treno in Italia senza sospirare di nostalgia per quelli cinesi. In quattro ore e mezza abbiamo fatto la tratta Shanghai-Pechino, 1200 km, senza nemmeno un minuto di ritardo. E poi sul treno si mangia sempre, i cinesi si portano scorte come se partissero per viaggi inenarrabili e appena si siedono partono all’attacco: take-away del MacDonalds, caldarroste, panini, biscotti, wraps, frutta e noodles istantanei, basta un po’ di acqua calda e si mangia! E sì, perchè ogni vagone ha il suo bel distributore di acqua bollente per rabboccare gli inseparabili thermos e fare i noodles. Nel caso in cui non fossi riuscito a procurarti viveri comunque non ti devi preoccupare: in quelle quattro ore passeranno a venderti del cibo almeno quattro volte. E ne passeranno altrettante per raccogliere l’immondizia e per pulire il pavimento. E se ti venisse un languorino tra uno snack e l’altro c’è anche il vagone ristorante.

 

Appena scesi dal treno e incassato lo sbalzo termico ci siamo fiondati al Parco del Tempio del Cielo, finchè c’era luce. Un’oasi di tranquillità, dove ci si dimentica di essere in una delle città più grandi, caotiche e trafficate. Viali ampi e alberati, aiuole, pace, ordine e – chiaramente – i templi. In generale nei parchi cinesi non c’è nulla di lasciato al caso, tutto è una ricerca quasi ossessiva di linearità e regolarità, perchè progettati secondo i principi confuciani, che vedono l’intelletto umano superiore alla natura. Nel parco ci sono diversi templi e quello che colpisce di più è senz’altro il Tempio della Preghiera per un Buon Raccolto, con tutto quel bianco e quell’azzurro e le dimensioni non esattamente discrete.

 

I viali poi ti condurranno fino alla Volta Celeste Imperiale circondata dal Muro dell’Eco. Mi sono accorta che il muro era quello perchè c’erano diverse persone che ci gridavano contro come ossessi. In realtà l’effetto acustico funziona solo se c’è poca gente e consiste nel fatto che due persone agli estremi opposti del muro riescono a sentirsi anche solo bisbigliando. Da qui abbiamo raggiunto l’Altare Circolare, che è esattamente quello che dice il nome: un enorme altare in marmo bianco (gli spazi sono incredibili, è tutto enorme), costituito da cerchi concentrici dove il numero ricorrente degli elementi è il nove (numero importante qui in Cina perchè in quanto dispari legato alla sfera celeste ed è anche il numero dispari maggiore ad una sola cifra). Qui l’attività principale era farsi fotografare a turno mentre si stava in piedi esattamente al centro del punto più alto dell’altare.

 

Ma con il viaggio sulle spalle e tutto questo camminare era tempo di una tappa mangereccia, che poi visti i soggetti in questione si è rivelata doppia. Prima un bell’aperitivo tra bancarelle e chioschetti di street food. Ero partita lanciatissima, volevo assaggiare tutto l’assaggiabile, ma alla fine dopo un rotolo con dentro salsiccia e verdura, un paio di panini al vapore ripieni, gnocchi cotti alla piastra con salsina piccante e un calamaro fritto intero e speziato mi sono fermata. Anche perchè la maggior parte delle cose si trovano tranquillamente anche a Shanghai. (Ho riletto l’elenco delle cose che mi sono sbafata: so che sembra tanto, ma ti giuro che non è così!). C’erano anche invitanti spiedini di scorpioni e larve fritti, ma mi sono lasciata intenerire dagli scorpioncini ancora da cuocere, impalati che agitavano le zampine. Mi facevano troppa pena, non ce l’ho fatta. E la faccia ben poco convinta di un ragazzo che li stava masticando ha fatto il resto.

 

Meglio così, più spazio per l’anatra alla pechinese. Anch’essa completamente diversa dalle aspettative e decisamente sfiziosa.

 

Ma con tutto questo mio parlare di cibo ho finito lo spazio che mi ero riservata per oggi e, prima di finire anche la tua pazienza, ti saluto e ci vediamo la prossima volta per andare alla Città Proibita.

*

Beijing_1

Before coming back to Italy, I had time to take a look at Beijing. I did not know if to tell you something about it or less, because for two days, thinking about this weekend, I could only say: cool! A little poor. But I’ll tidy up my thoughts, so you won’t get worried of not hearing news from me for a long time. So, make a hot tea – so you’re on the subject – and get comfortable.

Beijing is not like I imagined it. You can watch all the videos and photos that you want, but as long as you are not in a place, you have not breathed the air, you can’t imagine it (or just like me you have little imagination). First of all – very lucky – we have enjoyed clear, sunny, clean and quite cool days. As soon as the sun was setting, the temperature reached the -2°C. But the air was dry and walking for hours and miles finally without sweating was very nice.

Now: what to see among the thousand beautiful things if you have only two days and a half? I had two priority: the Forbidden City and the Summer Palace. Which actually took us most of the time. But we also visited the Temple of Heaven park, the Jingshan Park, had a walk in the Hutong and a visit to the road of the street food, Wangfujing.

We reached Beijing there with my favorite vehicle: the train. I will never take again  a train in Italy without sighing for the Chinese ones. In four and a half hours we run Shanghai-Beijing, 1200 km, without a minute’s delay. And on the train you always eat, the Chinese bring stocks as if they were leaving for a long journey: MacDonalds take away, roasted chestnuts, sandwiches, biscuits, wraps, fruit and instant noodles, a little of hot water and you eat! Yes, because every wagon has its distributor of boiling water to refill the inseparable thermos and make noodles. But in case you were not able to get food you don’t have to worry about it: in those four hours they will sell you food at least four times. And they will pick up the garbage and clean the floor. If you get a peckish between a snack and the other there is also a restaurant wagon.

As soon as we got off the train and absorbed the thermal shock, we went to the Temple of Heaven Park. An oasis of tranquility, where you can forget to be in one of the largest, chaotic and busy city. Wide and tree-lined avenues, flowerbeds, peace, order and – clearly – the temples. In general in the Chinese parks there is nothing left to chance, everything is an almost obsessive search for linearity and regularity, because they are designed according to the Confucian principles, which see the human intellect superior to nature. In the park there are several temples and what is most striking is the Temple of Prayer for a Good Harvest, with all that white and that blue and the big dimensions.

The avenues will lead you to the Imperial Heavenly Vault surrounded by the Eco Wall. I realized that the wall was that because there were several people who shouted at it like obsessed. But the acoustic effect only works if there are few people, and it consists in the fact that two people at the opposite ends of the wall can hear each other just whispering. From here we reached the Circular Altar, which is exactly what the name says: a huge white marble altar (the spaces are incredible, it’s all huge), consisting of concentric circles where the recurring number of the elements is nine (important number here in China because linked to the celestial sphere and it is the odd number with a single digit). Here the main activity was to take pictures in turns while standing exactly in the middle of the highest point of the altar.

But with the journey on our shoulders and all this walking was time of a food break, that turned out double. First a nice aperitif between stalls and street food kiosks. I was very hungry, I wanted to taste all, but at the end after a roll with sausage and vegetables, a couple of stuffed steamed buns, grilled cooked gnocchi with spicy sauce and a whole fried spicy squid I had to stop. Also because almost all the food is easy to find in Shanghai too. (I read again the list of what I eaten: I know it seems so much, but I swear that it isn’t so!). There were also inviting skewers of scorpions and fried larvae, but I got moved by the little scorpions still to be cooked, impaled on the stick waving the paws. That was too much for me, I couldn’t eat them. And the strange face of a boy chewing them did the rest.

Anyway better this way, more space for Peking duck. Delightful.
But talking about of food I finished my today’s space that and, before ending your patience, I greet you and see you next time to go to the Forbidden City.
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3 pensieri su “Weekend a Pechino _ 1

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