Ma ‘sto rientro allora?

Gli ultimi due anni sono stati per me un avvicendarsi di fatti rivoluzionari e inaspettati. Una continua contraddizione di quello che avevo immaginato. E per fortuna, visto che pare io abbia inclinazioni un tantino pessimiste. Due anni in cui ho dimenticato cosa siano la noia, la staticità. Anche un po’ la tranquillità.

Parco del Campo dei Fiori
Passegiando per il Parco del Campo dei Fiori

E questa tendenza non si è smentita nemmeno con il mio rientro in Italia per le feste di Natale, dopo più di cinque mesi senza uscire dal Celeste Impero. Ti ricordi no? ero qui a lamentarmi perchè per motivi vari non avevo molta voglia di trascorrere un periodo così lungo in madrepatria. E mi ritrovo per l’ennesima volta a dire: invece. E invece appena scesa dall’aereo mi sono goduta la fila veloce per il controllo passaporti. Ho respirato l’aria freddissima di Milano a pieni polmoni (assieme al kerosene dell’aereoporto, ma va bene) che dopo il caldo infinito, assurdo e anomalo di Shanghai è stata piacevolissima.

Ma ti sei mai accorto di quanto sia luminosa l’aria in Italia? Perchè uno lo sa che a Shanghai c’è la nebbia, è grigio, sei sull’Oceano ed è umido, le volte che il cielo è azzurro si contano sulle dita di una mano. Uno lo sa, ma ti ci abitui senza accorgetene. Poi torni qui e i colori sono diversi. E’ tutto più disordinato.

E capire cosa si sta dicendo la gente per la strada! Wow, che sensazione! Anche se dopo un viaggetto in treno ho cambiato idea: forse è meglio non capire di cosa chiacchiera la gente… Entrare in un negozio e non doversi inventare chissà quali strategie per spiegare cosa vuoi, basta dirlo. E questa è la pigrizia che parla. L’odore dei bar – caffè tostato e brioche. La dignità resa ai pedoni, anche se sono diventata piuttosto brava a giocare a “schiva il motorino”.

Shanghai 1
Una via della Concessione Francese

Shanghai comunque ti manca. Per prima cosa non vedere più ovunque i visi seri e pacati dei cinesi. L’odore della salsa di soia e del riso lessato che esce da case e ristoranti (sì, non posso non pensarci ogni volta che sento odore di bar, con una punta di malinconia). Lo spuntino con un baozi. O un milky tea (questa cosa la dovrò affrontare prima o poi). Le strade perfette, i marciapiedi puliti. Silenziosi motorini e auto elettriche. Le sciure che escono in pigiama e bigodini, fregandosene altamente. E io che faccio quasi lo stesso. Il vecchietto sotto casa con il berretto con le paillettes dorate a formare la scritta “Paris”. Quello che taglia i capelli per strada di fianco al signore che fa piccole riparazioni sartoriali, sempre lì sul marciapiede. L’atmosfera viva, non rassegnata e stanca come sembra adesso in Italia. Mi mancano le vie che avevano cominciato a diventare familiari, il senso della scoperta, la luce, il bucato sulla strada, i mezzi di trasporto perfetti, pagare con il telefono. Mi viene il gesto ogni volta che sono davanti a una cassa.

Poi – me lo avevano detto anche – a stare in Italia un po’ si freme. E di sicuro cercherò di rientrare più spesso per periodi più brevi in futuro (dicevamo a proposito di programmi a lungo termine?). Perchè arrivi qui e ti immagini uscite, aperitivi, gite, e cene. Ma la realtà è che solo tu sei in vacanza, gli altri hanno una vita: lavoro, famiglia, figli, i meravigliosi e inevitabili impegni festivi. E quindi si fa pure fatica a vedersi e non è mai abbastanza, non riesci a farti quella chiacchierata che tanto speravi. Ti senti fuori dai meccanismi.

E continuo a pensare alle cose che avevo iniziato e che ho dovuto mettere in pausa di là, se avrò ancora lo stesso entusiasmo nel ritrovarle, a quanto mi ci vorrà a riprendere quel ritmo, decisamente più veloce. Sai quando si dice “non dare niente per scontato”, ecco, adesso lo capisco sul serio.

Queste cose le avrà dette e scritte chiunque abbia mai trascorso un periodo di tempo all’estero. Ma volevo dirtele pure io.

E poi ti saluto per ora, chè mi sa tanto che noi ci rivedremo a Gennaio – ma spero di passare a farti gli auguri. Magia e bevi finchè hai fiato in questi giorni, mi raccomando!

*

The last two years have been for me a succession of revolutionary and unexpected facts. A continuous contradiction of what I had imagined. And luckily, since I have a bit pessimistic inclinations. Two years during which I forgot what boredom, the static are. Also the tranquility, a bit.

And this trend was not denied even with my return to Italy for the Christmas holidays, after more than five months without leaving the Celestial Empire. Do you remember, don’t you? I was here to complain because for various reasons I did not really want to spend such a long time in the motherland. And I find myself again saying: instead. When I just got off the plane I enjoyed the fast line for passport control. I breathed the very cold air of Milan with full lungs (along with the kerosene of the airport, but that’s fine) that after the endless heat, absurd and anomalous of Shanghai was very pleasant.

But have you ever noticed how bright is the air in Italy? Because one knows that in Shanghai there is fog, it’s gray, you’re on the ocean and it’s humid, the blue sky is so rare. One knows, but you get used to it without realizing it. Then you come back here and the colors are different. It’s all messier.
And understand what people are saying on the street! Wow, what a feeling! Although after a train trip I changed my mind: maybe it’s better not to understand what people are talking about … Entering a store and not having to invent some kind of strategies to explain what you want, just say it. And this is laziness that speaks. The smell of the bars – toasted coffee and brioche. The dignity given to pedestrians, even though I became quite good at playing “dodges the scooter”.

Shanghai, however, you miss it. First of all, not to see the serious and calm Chinese faces anywhere. The smell of soy sauce and boiled rice coming out of houses and restaurants (yes, I can not help but think about it every time I smell a bar, with a hint of melancholy). The snack with a baozi. Or a milky tea (I’ll have to face this sooner or later). Perfect streets, clean sidewalks. Silent scooters and electric cars. The ladies that come out in pajamas and curlers, without caring about it. And I do almost the same. The old man under my house with the cap with the golden sequins to form the word “Paris”. The one that cuts the hair on the street next to the gentleman who makes small tailoring repairs, always there on the sidewalk. The lively atmosphere, not resigned and tired as it seems now in Italy. I miss the streets that had begun to become familiar to me, the sense of discovery, the light, the laundry on the road, the perfect means of transport, pay by phone. I get the gesture every time I’m in front of a cashier.

Then – they had also told me – to stay in Italy a little quivering. And for sure I will try to come back more often for shorter periods in the future (what we said about long-term programs?). Because you come here and you imagine to go out, aperitifs, trips, and dinners. But the reality is that only you are on vacation, others have a life: work, family, children, the wonderful and inevitable Christmas commitments. And so it is difficult to see each other and it is never enough, you can not get yourself that chat so much you hoped. You feel out of the mechanisms.

And I keep thinking about the things I had started and that I had to pause from there, if I still have the same enthusiasm to find them, how long it will take me to get that again. You know that way to say, “do not take anything for granted”, here, now I understand it seriously.

These things will have said and written by anyone who has spent a period of time abroad. But I wanted to tell you too.

And then I want to make wishes to you – you choose for what: Christmas, 2019, tomorrow – and we’ll see each other in January!

 

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