Di Yu Hua e di letture

Oggi facciamo una cosa che mi piace moltissimo: ci prepariamo una bella tazza di tè caldo, ci mettiamo comodi – divano, tappeto e cuscini, la larga nicchia nella finestra, scegli il posto che preferisci – e chiacchieriamo di libri. Volevo raccontarti qualcosa su un paio di libri che ho letto, dell’autore cinese Yu Hua. Perchè questo è il primo post dell’anno, il primo dopo il ritorno qui a Shanghai, e ti assicuro che sto trovando più difficile del previsto rompere quella barriera di pigrizia intellettuale che mi fa rimandare di giorno in giorno una bella chiacchierata con te. Per questo ho pensato di cominciare con i libri, da lettrice vorace è un tema perfetto per ripartire.

Yu Hua, 1960, è di Hangzhou e dopo aver fatto per un po’ il dentista ha mollato e si è dedicato alla scrittura. E’ uno degli autori cinesi più conosciuti al di fuori del suo paese e ama Calvino e Moravia, ma se vuoi saperne di più della sua biografia leggi qui. Io ti racconto dei suoi due libri che ho letto. E che ovviamente ti consiglio vivamente.

Il settimo giorno“Il settimo giorno” l’ho scoperto per caso, leggendo un trafiletto in un giornale, molto prima di poter anche solo immaginare che la Cina sarebbe entrata nella mia vita. Un giorno, mentre ero in una libreria cercando tutt’altro l’ho visto. E ovviamente me lo sono portato a casa. Pensai che, data la mia voragine riguardo alla letteratura orientale, fosse un buon modo per cominciare. Non mi è durato nemmeno un pomeriggio.

E’ un libro onirico, poetico, delicato nonostante i temi. Il titolo fa riferimento a una credenza cinese secondo la quale nei primi sette giorni dopo la morte, l’anima del defunto non si allontana dai familiari e amici, ma rimane nelle vicinanze delle loro case. Racconta del defunto Yang Fei e della sua prima settimana come tale, durante la quale incontra persone care scomparse prima di lui, stringe nuove conoscenze e ascolta i loro racconti su quello che sarebbe il vero inferno, l’Aldiqua. Con questo espediente racconta le aberranti contraddizioni del suo Paese. Hua passa leggero su drammi e tragedie, il loro racconto rimane impresso nei ricordi ma senza patetismi, anzi, nonostante l’ambientazione nel regno dei morti e le vicende, alla fine quello che mi è rimasto è stato un senso di malinconia e di pace. E’ stato difficile, doloroso, ma ormai è tutto passato.

Invece “Vivere!” l’ho trovato in una libreria qui a Shanghai. Passeggiavamo per strada quando Giacomo mi dice: “Guarda, una libreria. Lo sapevi che ce n’era una qui?”. Io mi Vivere!fermo e sto per rispondere qualcosa del tipo “no, e anche se lo avessi saputo cosa me ne facevo”, quando guardando la vetrina mi accorgo che riesco a capire cosa c’è scritto sulle copertine. Libri in inglese! Credo di essere entrata tenendomi il cuore con entrambe le mani. E ne sono uscita con “To live” (non solo, ma quello è un altro discorso).

Questo “racconto nel racconto” ha vinto un paio di premi in Italia e, come l’altro, l’ho letto a una velocità folle. Ma non riuscivo a smettere di pensare a Fugui e a cosa ancora gli sarebbe capitato. Fugui è un ricco proprietario terriero, che perde tutto a causa della sua dipendenza dal gioco d’azzardo. Da quel momento in poi lui e la sua famiglia – e sullo sfondo tutto il villaggio – dovranno affrontare una serie di difficoltà e una sorte direi feroce. Ma – come al solito – sono restia a raccontarti troppo della trama, qualcosa di diverso da ciò che mi hanno lasciato quelle righe. Mi viene il sospetto che scrivere recensioni di libri non faccia per me. Sappi però che è un libro che mi torna in mente spessissimo, e che ogni episodio me lo giro e rigiro in testa in cerca di un senso. Ma senti cosa dice l’autore al riguardo: “Ho deciso di scrivere questo romanzo per descrivere la capacità dell’uomo di essere ottimista nei confronti del mondo. Durante la stesura ho capito che gli uomini vivono per la vita in sé e per null’altro al di fuori di questa. Sento di aver scritto un’opera nobile.”.

Che dici, li provi?

Book lover

*

On Yu Hua and readings

Today we do something that I like very much: we prepare a nice cup of hot tea, we get comfortable – sofa, carpet and pillows, the large niche in the window, choose the place you prefer – and chat about books. I wanted to tell you something about a couple of books I read, by the Chinese author Yu Hua. Because this is the first post of the year, the first after returning here to Shanghai, and I assure you that I am finding it more difficult than expected to break that barrier of intellectual laziness, that makes me postpone a good chat with you day by day. This is why I decided to start with books, as a voracious reader is a perfect theme to start again.

Yu Hua, 1960, is from Hangzhou and after doing the dentist for a while, he gave up and devoted himself to writing. He is one of the best known Chinese authors outside his Country and loves Calvino and Moravia, but if you want to know more about his biography read here. I’ll tell you about his two books I read. And of course I strongly recommend it.
I discovered “The seventh day” by chance, reading a short article in a newspaper, long before even imagining that China would enter in my life. One day, while I was in a bookstore looking for something else I saw it. And of course I brought it home. I thought that, given my abyss about Eastern literature, it was a good way to start. It didn’t last even a afternoon.

It is a dreamlike, poetic, delicate book despite the themes. The title refers to a Chinese belief that in the first seven days after death, the soul of the deceased does not move away from family and friends, but remains close to their homes. He tells about the deceased Yang Fei and his first week as such, during which he meets his loved ones died before him, he makes new acquaintances and listens to their stories about what would be the real hell, the On This Side. With this expedient he tells the aberrant contradictions of his Country. Hua passes light on dramas and tragedies, the story remains imprinted in the memories but without patheticisms, indeed, despite the setting in the realm of the dead and the events, in the end what remained is a sense of melancholy and peace. It was difficult, painful, but it’s all gone by now.

Instead I found “To live” it in a bookstore here in Shanghai. We were walking down the street when Giacomo told me: “Look, a bookstore … Did you know there was one here?”.  I stopped and was about to answer something like “no, and even if I had known what’s the difference?”, when looking at the window I realize that I can understand what is written on the covers. Books in English! I think I entered holding my heart with both hands. And I came out with “To live” (not only that, but that’s another story).
This “story in the story” won a couple of prizes in Italy and, like the other one, I read it at a crazy speed. But I could not stop thinking about Fugui and what would still happen to him. Fugui is a rich landowner, who loses everything because of his addiction to gambling. From that moment on he and his family – and in the background the whole village – will have to face a series of difficulties and a fate that I would say fierce. But – as usual – I am reluctant to tell you too much about the plot, something different from what those lines left me. I suspect that writing book reviews is not for me. But you have to know that it is a book that comes back to my mind very often, and that each episode I turn around overhead in search of a meaning. But listen to what the author says about it: “I decided to write this novel to describe the man’s ability to be optimistic about the world.When I was writing, I realized that men live for life in themselves and for nothing other than this. I feel I have written a noble work. “
Will you try them?
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