Pioggia e Hainan

Yalong Bay
La spiaggia

Eccomi, ci sono ancora.
Lo so che ti ho trascurato e userò la scusa più banale, vaga e sempre in voga per giustificarmi: non ho avuto molto tempo.
Da quando sono tornata a Shanghai a metà Gennaio la mia routine quotidiana si è ritrovata affollata di cosette da fare, che sto pian piano incastrando al loro posto. E poi pioveva – ha piovuto praticamente fino ad oggi, appiattendo ed ingrigendo anche i miei pensieri oltre alla voglia di fare quello sforzo extra per venire qui. Quindi anche il tempo morale scarseggiava.
La maggior parte delle energie sono andate nell’altro spazietto virtuale, che sta diventando sempre più esigente, insieme alle attività ad esso collegate.
Ma oggi sono qui per recuperare e rovesciarti addosso un po’ di chiacchiere.
Comincio lamentandomi: infatti mentre ti sto scrivendo internet è un caos, praticamente annullato, causa importanti congressi politici, e anche se cerco di stare calma e avere pazienza un certo nervosismo mi prende lo stesso. La connessione col mondo è interrotta e non so quando la riavrò. E piove. Mi dispiace per te ma più dura, più tazze di tè bollente mi preparo, più avrò tempo per pensare a cosa dirti e aggiungere man mano pezzi al mio blaterare. Vuoi una tazza di tè anche tu?

Che da queste parti non se ne possa più del tempo l’avrai capito. E sì che dovrei esserci abituata, ho ancora i brividi quando ripenso alle settimane ininterrotte di pioggia

Yalong Bay
La spiaggia

varesina. Ma niente, dopo un po’ inizi a pensare che abbiano lavato via i colori e che semplicemente non smetterà più. Quindi, per uscire un po’ da questo mood metereopatico, siamo saliti su un aereo e volati nel sud della Cina, anche se solo per un weekend. Stava diventando una questione di salute mentale. Destinazione: Hainan. E’ stata una cura efficace anche se un pochino breve. Un paio di giorni al mare, con trenta gradi e sole fanno sempre il miracolo.

Hainan (hai = mare, nan = sud) infatti è un’isola che si trova nella parte più meridionale del Paese, un po’ più grande della Sicilia per darti un’idea, famosa per le spiagge e la vita di mare. E’ conosciuta anche come “le Hawaii della Cina”, ma mi sembre una definizione un poco eccessiva, nonostante il weekend perfetto trascorso lì. Che abbiamo organizzato all’ultimo minuto, cercando di fare meno fatica possibile. Il che si è tradotto in un weekend diverso dai nostri soliti, con un resort sulla spiaggia, una giornata ad abbrustolirsi tra sabbia e sguazzate, ed una mezza giornata ad esplorare la foresta tropicale. Il tutto intermezzato da abbondanti mangiate.

Ma com’è Hainan? Verde e tranquilla. Mentre dall’aeroporto ci spostavamo col treno verso Yalong Bay (la spiaggia più posh e bella che l’isola può offrire a quanto abbiamo capito) fuori dal finestrino scorrevano foreste di palme, montagne lussureggianti, risaie, campi di manghi e ananas, serre e ogni tanto qualche distesa di palazzi altissimi e fuori luogo. In questa stagione la temperatura è perfetta, potersi finalmente mettere canottiera e pantaloncini è stato magico! E appena arrivati a destinazione ci siamo catapultati in spiaggia. Larga, dorata, poca gente, per il 99% cinesi contrariamente a quanto mi aspettassi.

Mi chiedevo come vivesse il mare un popolo che sembra rifuggire il sole in tutti i modi ed è stato molto interessante. Non ho mai visto tanta gente vestita di tutto punto sulla spiaggia. Eleganti per fare la foto perfetta, con una specie di muta per non abbronzarsi troppo, con tanto di guanti, calze e cappello con mascherina per non abbronzarsi proprio e basta. Qualcuno in costume, intento solo a godersi sole e acqua. Qualcuno che tentava di nuotare con ciambellone ed ombrello. Come fossero sabbia e acqua te lo lascio giudicare dalle foto. Pur non essendo amante delle vacanze al mare diciamo che un giorno in più non mi avrebbe disturbata.


La fame di sole e caldo era talmente grande che siamo riusciti a scottarci ogni centimetro di pelle esposta all’aria, visto che abbiamo fatto finta di dimenticarci (anzi, forse proprio perchè ce lo ricordavamo bene) che da almeno due anni non stavamo in costume sulla sabbia. Che la furbizia non crescesse con l’età l’avevo già capito.
Il giorno dopo ho fatto una cosa che non facevo da tempo e in vacanza credo mai: ozio totale per un’intera mattinata. Cervello spento, succo di mango fresco in mano, poltroncina vista oceano, brezzolina leggera e profumata in faccia e basta. La furbizia magari no, ma a quanto pare la pigrizia sì che cresce con l’età.
Ma è più forte di me, ad un certo punto mi sono dovuta strappare da quell’angolino paradisiaco e trovare qualcosa da vedere per non cadere preda dell’ansia e dei rimpianti di non aver visto tutto quello che potevo. Così per ingannare quelle ore che ci separavano dal viaggio di ritorno per l’aeroporto (e per non passare da bruciacchiati ad arrosto) siamo andati in esplorazione dello Yalong Bay Tropical Paradise Forest Park, in cerca di ombra, fresco, paesaggi nuovi e qualche chilometro da percorrere a piedi. Il quale parco si è rivelato enorme e organizzato alla cinese maniera (ma dai?), di cui quindi siamo riusciti a visitare solamente una piccola parte, la Valle delle Orchidee. Dopo qualche difficoltà a comprare il biglietto giusto e una discussione con le addette del deposito bagagli che non volevano tenere i nostri – non abbiamo mica capito perchè – siamo riusciti a passare tre orette nella foresta tropicale.

L’approccio che i Cinesi hanno con la natura è talmente diverso da quello cui siamo abituati in Europa che, nonostante ormai ne abbia visti parecchi esempi, mi lascia sempre un po’ perplessa. Come il fatto che sembrano aver voglia di camminare il meno e il più comodamente possibile. E quindi anche in questo parco non è possibile sottrarsi a pulmini che ti trasportano da un punto di interesse all’altro e a sentieri prestabiliti e lastricati. L’atmosfera però era davvero bella e trovarmi circondata da una vegetazione di cui non capivo assolutamente nulla, ma stupenda e ricca, è stato bellissimo. Quindi passavamo da tratti impervi tra pareti scoscese e alberi e felci enormi (tratti accuratamente evitati dai cinesi, come potrai facilmente immaginare) a zone trasformate in giardini e con ogni genere di chioschetto e attrazione, compresi struzzi da cavalcare e riproduzioni giganti in plastica colorata del pappagallo mascotte del parco (che non ho nemmeno fotografato tanto erano terribili).


Ai lati della strada che collega il parco col parcheggio c’erano fitte bancarelle che vendevano frutta fresca: pitaya, mango, ananas, fragole, pomodorini (che sì, qui in Cina trovi assieme alla frutta e dentro la macedonia), papaya, jackfruit, cocco fresco, melone verde e giallo e altri frutti ancora che non ho riconosciuto. Il tutto già bello sbucciato, tagliato a pezzetti e messo nelle scatoline per il take away. Ovviamente abbiamo fatto incetta e ti lascio solo immaginare il sapore di questa frutta esotica appena raccolta dagli alberi lì attorno.

L’unica cosa che posso fare per ammortizzare lo shock termico e da rientro è pensare al viaggio che è in incubazione per l’estate, che si prospetta tosto e ricco di promesse. E poi è ormai quasi un anno che sono qui, e già sento in agguato pensieri sparsi sulla cosa, bilanci e valutazioni che si affacciano nei momenti meno opportuni. Ma c’è ancora un po’ di tempo per questo.

*

Rain and Hainan

Hey, I’m still here.
I know that I have neglected you and I’ll use the most trivial excuse, vague and always in vogue to justify me: I didn’t have much time.
Since I came back to Shanghai in mid-January, my daily routine has been full of little things to do, which I’m slowly getting stuck in their place. And then it was raining – it rained practically until today, flattening and even graying my thoughts. So even the moral time was scarce.
Most of the energies went to the other virtual space, which is becoming more and more demanding, together with the activities connected to it.
But today I’m here to recover and overturn you with a bit of talk.
I start complaining: in fact, while I’m writing the internet is a chaos, practically canceled, due to important political congresses, and even if I try to be calm and have patience a certain nervousness takes me the same. The connection with the world is interrupted and I do not know when I will get it back. And it rains. I’m sorry for you but the more it lasts, the more cups of hot tea I prepare, the more I will have time to think about what to say and add pieces to my blather. Do you want a cup of tea too?

That we are bored about the weather, I think you have understood it. And yes I should be used to it, I still shudder when I think back to the uninterrupted weeks of Varese rain. But after a while you start thinking that they have washed away the colors and that this won’t stop anymore. So, to get out of this mood, we got on a plane and flew to the south of China, even if only for a weekend. It was becoming a matter of mental health. Destination: Hainan. It was an effective cure even if a little bit short. A couple of days at the beach, with thirty degrees and sun always do the miracle.

Hainan (hai = sea, nan = south) in fact is an island that is located in the southernmost part of the country, a little bigger than Sicily to give you an idea, famous for its beaches and sea life. It is also known as “the Hawaii of China”, but I consider a definition a little excessive, despite the perfect weekend spent there. Which we organized at the last minute, trying to make as little effort as possible. Which resulted in a weekend different from our usual, with a beach resort, a day to tame between sand and splash, and a half day exploring the rainforest. All of this is intertwined with abundant meals.

But how is Hainan? Green and peaceful. While from the airport we were moving by train to Yalong Bay (the most posh and beautiful beach that the island can offer as we understand), palm trees, lush mountains, rice paddies, mango and pineapple fields, greenhouses and occasionally some expanse of very high and out of place buildings. In this season the temperature is perfect, being able to finally put shorts was magical! And as soon as we arrived at our destination, we catapulted ourselves to the beach. Large, golden, few people, 99% Chinese contrary to what I expected.
I wondered how  people that seems to shy away from the sun in all ways were living the beach, and it was very interesting. I’ve never seen so many people dressed all along the beach. Elegant to make the perfect picture, with a kind of suit not to tan too much, with a lot of gloves, socks and hat with a mask not to tan at all. Someone in bikini, intent only to enjoy sun and water. Someone trying to swim with lifebelt and umbrella. And how were sand and water, I’ll let you judge it from the photos. Although not a lover of beach holidays we say that one more day would not bother me.
The hunger of sun and heat was so great that we managed to burn every inch of skin exposed to the air, since we pretended to forget (indeed, perhaps because we remembered it well) that for at least two years we were not in swimsute on the sand. I had already understood that shrewdness did not grow with age.
The next day I did something I had not done for a long time and never on vacation I think: total leisure for a whole morning. Brain off, fresh mango juice in hand, ocean view armchair, light breeze in the face and nothing else. The cleverness maybe not, but apparently laziness grows with age.
But it is stronger than me, at a certain point I had to tear myself away from that heavenly corner and find something to see so as not to fall prey to anxiety and regrets of not having seen all I could. So to deceive those hours that separated us from the return journey to the airport (and not to go from scorched to roast) we went exploring the Yalong Bay Tropical Paradise Forest Park, looking for shade, fresh, new landscapes and a few miles to be covered on foot. Which park turned out to be huge and organized in the Chinese way (but really?), So we managed to visit only a small part, the Valley of Orchids. After some difficulties in buying the right ticket and a discussion with the employees of the luggage store who did not want to keep our – we did not understand why – we managed to spend three hours in the tropical forest.
The approach that Chinese people have with nature is so different from the one we are used to in Europe that, although I have seen many examples by now, it always leaves me a little perplexed. Like the fact that they seem to want to walk as little and as comfortably as possible. And so even in this park it is not possible to escape from buses that take you from one point of interest to another and to pre-established and paved paths. But the atmosphere was really beautiful and I found myself surrounded by a vegetation of which I did not understand anything, but beautiful and rich. So we passed through impervious sections between steep walls and huge ferns and trees (traits carefully avoided by the Chinese, as you can easily imagine) in areas turned into gardens and with all kinds of kiosks and attractions, including riding ostriches and giant colored plastic reproductions of the parrot mascot of the park (which I have not even photographed so much were terrible).

On the sides of the road that connects the park with the parking lot there were thick stalls selling fresh fruit: pitaya, mango, pineapple, strawberries, tomatoes (yes, here in China you can find together with fruit and inside the fruit salad), papaya, jackfruit, fresh coconut, green and yellow melon and other fruits that I haven’t recognized. All already peeled off, cut into small pieces and placed in the boxes for take away. Obviously we have stocked up and I’ll let you just imagine the taste of this exotic fruit just picked from the trees around.

The only thing I can do to amortize the heat shock and return is to think of the trip that is incubating for the summer, which promises to be strong and full of promise. And then it is almost a year now that I am here, and I already feel lurking thoughts on the thing, balaces and assessments that overlook in the less appropriate moments. But there is still some time for this.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...