Un anno

Rooftop
vista sullo Huangpu

E’ passato un anno dal mio arrivo qui a Shanghai. Non mi piace fare bilanci ma è inevitabile pensarci. E perchè non dovresti stare a sentire anche tu le mie paranoie?

Non sapevo se buttare giù qualcosa di serio oppure scemo. Come al solito credo di aver fatto un po’ di confusione ma – va bè – cominciamo.

Lo rifaresti? Me lo stanno chiedendo tutti. Dalla madrepatria a qui, appena salta fuori l’argomento (tra expat il “da quanto sei qui?” è piuttosto frequente) parte la domandona. E la risposta è secca, veloce: . Magari andando avanti a leggere troverai anche la risposta alla domanda che viene subito dopo: perchè? Rispondervi direttamente è troppo complicato e faticoso, non è semplice dispiegare tutto il garbuglio di cose e sensazioni in maniera disciplinata, non farmelo fare. E poi le semplificazioni non mi piacciono. Già mi tocca, magari in un pub rumoroso, quando ho in mano la seconda birra, e sento i muscoli facciali oscillare tra lo sbadiglio e il sorriso vagamente ebete. Ecco, in questo momento, dopo che magari sono stata lasciata in pace tutta la sera, si avvicina qualcuno e mi chiede “allora, come ti trovi in Cina? com’è che hai deciso di venire qui?”. Non so se non si accorgano della mia occhiataccia o se siano talmente bravi attori da fingere scioltamente di non vederla. Tant’è che mi ritrovo a dover rispondere qualcosa di accettabile raccogliendo un attimo le idee disperse. Innanzitutto mi viene da dire che Shanghai non è proprio come dire Cina. Ma di solito comincio con un “bè, sai, è capitata l’occasione… una relazione da un continente all’altro per me non era fattibile… ero un po’ stufa di continuare ad annaspare in qualche modo in Italia e ho pensato di filarmela… vuoi mettere andare per un po’ nella patria dei noodles… non avevo la minima idea di cosa avrei trovato e questo mi tentava da morire…” eccetera.

E poi ti chiedono sempre: ti senti cambiata? Sì. Solo uno psicopatico non cambierebbe almeno un pochino dopo un salto del genere. All’improvviso non esiste più nulla di quello che conoscevi. Pensa anche solo ad un trasloco da una regione all’altra in Italia. Ok, moltiplica per n volte, soprattutto se esci dall’Europa. Non ti dico in Cina. Non solo devi ambientarti in una nuova città, imparare ad orientarti, scoprire dov’è la farmacia, il supermercato, la fermata più vicina della metro. Il tutto con un internet traballante e una lingua che non capisci e non sai decifrare.  Devi renderti conto delle dimensioni di questa distesa di umanità ammassata, delle sue logiche. Devi farti una ragione che – almeno per un po’ – non riuscirai a parlare con nessuno, che al supermercato non saprai bene cosa stai comprando – ma se è in un supermercato si può mangiare, vero? Che sarai molto spesso da solo, che dovrai sforzarti di conscere gente anche se non ti va (oh, sono pur sempre una sociopatica), che ti ritroverai in situazioni in cui non avrai la più pallida idea di cosa devi fare. Che ti sentirai come in una specie di bolla, sembrerà tutto ovattato e lontano, almeno tutto quello che avevi conosciuto finora. Perchè i motorini che ti passano a due centimetri dal piede, quelli non sembrano lontani e ovattati per niente. Come puoi anche solo pensare che una cosa del genere non ti cambi? che domanda scema. Si azzera tutto, si ricomincia.

A partire dalle abitudini quotidiane. Ne ho lasciate e ne ho prese. Di buone (?) e di pessime. Vuoi che entri nello specifico?

Roofot
Aperitivo con vista!

1 – Sono diventata ancora più trasandata e noncurante di quanto fossi in Italia. Ma qui non importa veramente niente a nessuno di come ti vesti o come vai in giro. Ti ho già raccontato delle signore che vanno beatamente a spasso in pigiama e pantofole, di quelle che vanno a prendere i figli a scuola con la tinta in testa, dei signori che mettono le cuffiette con le paillettes, e di tutte le più improbabili mise che indossano i ragazzi, solo perchè gli è saltato in mente così quella mattina. Questa è una cosa che apprezzo molto e a cui mi sono abituata in tre-due-uno. Ogni tanto mi sforzo almeno di guardare cosa sto mettendo addosso, perlomeno quando si fanno uscite tra connazionali, se no poi ogni ritorno in patria diventa un trauma.

2– la raccolta differenziata non so più nemmeno cosa sia, ma sembra che pian piano la stiano introducendo anche qui. Comunque quando torno in Italia, ho sempre un attimo di smarrimento quando devo buttare una buccia di banana.

3– non guardo più il meteo, ma ogni mattina do’ un’occhiata alle app per la qualità dell’aria.

4 – il cellulare è diventata un’appendice della mia mano. Un po’ perchè qui a Shanghai si fa tutto con il telefono (non potete capire quanto sia bello non dover più usare il portafoglio!) e un po’ perchè è l’unico canale di comunicazione col mondo di prima. Ci sono dei momenti in cui vedo che la situazione mi sfugge di mano, ma ci sto lavorando.

5 – la delivery del cibo d’asporto a casa. Punto.

6 – la delivery di qualsiasi cosa a casa.

7Starbucks. Che non ci crederai ma è la cosa più cinese che puoi fare a Shanghai. Aggiungo qui bubble e milky tea, così la lista sembra più corta.

Queste erano le cattive e i vizi, ma ho preso anche qualcosa di buono. Mi rendo conto solo ora che lo sto scrivendo che questa lista sarà molto più breve della precedente, ma ormai ci siamo.

1 – mangio molti meno dolci, soprattutto cioccolato. Mi sono disintossicata, un po’ perchè qui sono più difficili da trovare e costano un’esagerazione (ma si trova tutto, eh?) e un po’ perchè ci sono tutte le cose cinesi da assaggiare, e i dolci sono l’ultima cosa che questo popolo ama. Poi c’è di quella frutta esotica che biscotti burrosi levatevi, che tra manghi, papaye, ananas, mangostano, pitaye, guave, pomeli, cocchi freschi, i dolci potrebbero anche sparire. Ecco, alla lista di prima puoi aggiungere la dipendenza da frutta esotica da svenimento.

2cammino tantissimo. Purtroppo non più nei miei boschi, ma in una città come Shanghai senza avere la macchina è soprattutto sui tuoi piedi che fai affidamento.

3 – entro ed esco dalla mia zona di comfort con nochalance. Non è più facile, non ti abitui a farlo, solo che ci pensi di meno. Ma questo discorso merita un capitolo a parte.

4 – sono sicura ci sia dell’altro, ma non mi viene in mente.

Nebbia
Lujiazui, con un po’ di nebbia

Una delle prime sensazioni che ho provato arrivando qui? Una delle più belle? La libertà. E’ stupido, perchè in realtà non è cambiato molto, voglio dire, anche in Italia ero libera di fare più o meno quel cavolo che volevo. Ma qui mi sembra di respirarla, di toccarla. E’ una sensazione che da’ alla testa. E legata a questa c’è la sensazione di poter fare di tutto. Se sono venuta qui e me la sono cavata abbastanza bene, posso provare a fare qualsiasi cosa. E lo fai. Ti senti più figo insomma. Che poi il tutto si fermi ad una sensazione è un altro discorso. Ma come diceva il mio sempre adorato e mai dimenticato Pavese: una sensazione è la realtà più insopprimibile di questo mondo.

Per non parlare dell’adrenalina. Tutto è almeno all’inizio incredibimente eccitante. E’ tutto nuovo, devi riscoprire, reimparare tutto. Faticoso eh? non pensare che sia una

Il Bund
Il Bund

passeggiata. E’ un po’ come camminare al buio. Ma è bellissimo e crea dipendenza. Ci vorrà parecchio prima di esaurire questo stato d’animo, le occasioni per rinnovarlo sembrano non avere fine. Ho perso il conto delle cose che ho fatto per la prima volta in questi dodici mesi. Sono uscita per la prima volta dall’Europa. Ho preso l’aereo da sola. Ho preso più aerei in un mese di quanti ne avessi presi in tutta la mia vita messa assieme. Per non parlare di taxi, treni e traghetti. Ho assaggiato cose di cui nemmeno sospettavo l’esistenza. Sto girando un sacco, non solo la Cina, ma ho visto Hong Kong, Taiwan, Giappone, mari tropicali e montagne che oltrepassavano i 6000 metri. Di nuovo, in un anno ho visto più posti che mai. Accetto rischi e situazioni prima impensabili.

E il coraggio c’entra ben poco. Perchè è una cosa che mi sento dire spesso, che sono stata coraggiosa. Ma non è vero, il coraggio è la componente minore in tutto questo. C’è stata incoscienza, visto che non avevo idea di nulla. Curiosità, tantissima. Fiducia, nel pazzo che stavo seguendo. Ero sicura che mi mi sarei pentita se non ci avessi almeno provato, ed è una delle poche cose che mi manda fuori di testa. E comunque gli aerei tornano anche indietro.

Ho imparato come funzionano i visti. Iniziato a farmi un’idea della Cina dato che da fuori è praticamente impossibile, e ad esserne presa. Ho imparato che sono molto più adattabile di quanto pensassi, che è vero che non sono schizzinosa e che posso mangiare davvero (questo non è bello però) qualsiasi cosa mi mettano davanti. Ho riorganizzato una casa, ho fatto la turista nella mia città d’adozione e mi sto inventando una piccola attività per non annoiarmi e sentirmi utile in qualche modo. Io che mi sono sempre dichiarata ferocemente ostile all’ambiente cittadino ho accettato di venire a stare in una delle megalopoli più grandi del mondo (ho fatto delle belle discussioni con me stessa), e sto imparando ad apprezzarne alcuni aspetti, mi sorprendo a camminare per le sue vie sorridendo, mi stupisco di trovarla bella, intrigante. Anche se mi manca da morire un prato o un sentiero, una montagna, o vedere queste cose senza centinaia di persone a integrazione del paesaggio. Scrivo un sacco, qui e sull’altro blog ma leggo di meno, cosa che mi manca molto. Una micetta trovatella è entrata a far parte della famiglia, che tanto vagabondo più, vagabondo meno…

Finora il bilancio è positivo dunque. Forse perchè un anno alla fine è un tempo brevissimo. Forse perchè sono predisposta a non avere radici che mi fermino (non mi piace la parola “radici” usata in questa accezione, ma anch’essa me la sento rivolgere e dire spesso). E visto che mi hanno rinnovato il visto per altri dodici mesi sarà meglio che mi impegni, metta da parte scuse e pigrizia, e ti racconti ancora un po’ di cose su questo strano ed affascinante Paese che mi ospita.

Avevo in realtà altre cose di cui parlarti oggi, ma mi sembra sufficiente per ora. E poi ho un blog da mandare avanti, se mi gioco tutti gli argomenti qui poi che cavolo ti dico? Anzi, se mai avessi domande, ti prego di farmele, così chiacchieriamo ancora un po’, va bene?

*

One year

A year has passed since my arrival here in Shanghai. I don’t like to do balances but it’s inevitable to think about it. And why shouldn’t you hear my paranoia too?

I didn’t know whether to throw down something serious or stupid. As usual I think I made a bit of confusion but – let’s go – let’s start.

Would you do it again? Everyone is asking me. From the mother Country to here, as soon as the topic comes up (between expat the “how long have you been here?” Is quite common) the big question starts. And the answer is dry, fast: yes. Maybe going ahead to read you will also find the answer to the question that comes immediately after: why? Responding directly to this is too complicated and tiring, it is not easy to unfold the whole tangle of things and feelings in a disciplined manner, do not let me do it. And I don’t like simplifications. This already happens me, maybe in a noisy pub, when I have the second beer in my hand, and I feel the facial muscles swaying between the yawn and the vaguely stupid smile. Here, at this moment, after maybe I was left alone all evening, someone comes up and asks me “then, how are you in China? How is it that you’ve decided to come here?” I don’t know if they don’t notice my glare or if they are so good actors to foolishly pretend not to see her. So I find myself having to answer something acceptable by collecting scattered ideas for a moment. First of all I have to say that Shanghai is not really like saying China. But usually I start with a “well, you know, the opportunity has happened … a relationship from one continent to another was not feasible for me … I was a little tired of continuing to fumble in some way in Italy and I thought I would make it … you want to go for a while in the Country of noodles … I didn’t have the slightest idea what I would find and this tempted me to die … “etc.


And then they always ask you: do you feel changed? Yes. Only a psychopath would not change at least a little bit after such a jump. Suddenly there is nothing left of what you knew. Just think of moving from one region to another in Italy. Ok, multiply n times, especially if you leave Europe. I don’t tell you in China. Not only you have to settle in a new city, learn to orient yourself, find out where the pharmacy, the supermarket, the nearest metro stop are. All with a shaky internet and a language that you don’t understand and can’t figure out. You must realize the dimensions of this expanse of massed humanity, its logic. You have to get yourself a reason that – at least for a while – you won’t be able to talk to anyone, that at the supermarket you won’t know well what you’re buying – but if it’s in a supermarket you can eat, right? That you will be very often alone, that you will have to force yourself to know people even if you don’t want to (oh, I’m still a sociopath), that you’ll find yourself in situations where you won’t have the faintest idea what to do. That you will feel like in a kind of bubble, it will seem all muffled and far away, at least all that you had known so far. Because the scooters that pass you two centimeters from the foot, those don’t seem far away and muffled at all. How can you even think that such a thing won’t change you? what a stupid question. It clears everything, it starts again.

Starting from daily habits. I left and took some. Good (?) And bad. Do you want me to get into specifics?

1 – I became even more slovenly and careless than I was in Italy. But here nobody really cares about how you dress or how you go about. I have already told you about the ladies who are blissfully walking in their pajamas and slippers, the ones who go to take their children to school with the dye on their heads, the gentlemen who wear the caps with sequins, and of all the most unlikely they wear the boys, just because that occurred to them that morning. This is something that I really appreciate and I’ve got used to in three-two-one. Every now and then I try to at least look at what I’m putting on, at least when I go out with fellow countrymen, if not then every homecoming becomes a trauma.

2- recycling: I don’t even know what it is anymore, but it seems that they are slowly introducing it here too. However when I go back to Italy, I always have a moment of loss when I have to throw a banana peel.

3- I no longer look at the weather, but every morning I take a look at the air quality apps.

4 – the mobile has become an appendage of my hand. A bit because here in Shanghai everything is done with the phone (you can’t understand how good it is not having to use your wallet anymore!) And a little bit because it’s the only channel of communication with the previous world. There are moments when I see that the situation gets out of my hand, but I’m working on it.

5 – the delivery of take-away food at home. Point.

6 – the delivery of anything at home.

7 – Starbucks. That you won’t believe it but it’s the most Chinese thing you can do in Shanghai. I add bubble and milky tea here, so the list seems shorter.

These were the bad and the vices, but I also took something good. I realize only now that I am writing that this list will be much shorter than the previous one, but now we are.

1 – I eat less sweets, especially chocolate. I detoxed myself, a little because here they are more difficult to find and they cost an exaggeration (but yuo can find everything, eh?) And a little because there are all the Chinese things to taste, and sweets are the last thing this people love. Then there is that exotic fruit, that among mangoes, papayas, pineapples, mangosteens, pitayes, guavas, pomelos, fresh coconuts, the desserts might even disappear. Here, on the list above you can add the addiction to exotic fruit from fainting.

2 – I walk a lot. Unfortunately, no longer in my woods, but in a city like Shanghai without having a car, it is above all your feet that you rely on.

3 – I go in and out of my comfort zone with nochalance. It’s not easier, you don’t get used to it, just think about it less. But this topic deserves a separate chapter.

4 – I’m sure there is something else, but I can’t think of it.

One of the first sensations I felt coming here? One of the most beautiful? Freedom. It’s stupid, because in reality not much has changed, I mean, even in Italy I was free to do more or less what the hell I wanted. But here I seem to breathe it, to touch it. It’s a feeling that comes to the head. And linked to this is the feeling of being able to do everything. If I came here and I did quite well, I can try to do anything. And you do it. In short, you feel cooler. That then everything stops at a sensation is another matter. But as my always loved and never forgotten Pavese said: a sensation is the most irrepressible reality of this world.

Not to mention the adrenaline. Everything is at least initially incredibly exciting. It’s all new, you have to rediscover, re-learn everything. Tiring eh? don’t think it’s a piece of cake. It’s a bit like walking in the dark. But it’s beautiful and addictive. It will take a long time before this state of mind is exhausted, the opportunities to renew it seem to have no end. I lost count of the things I did for the first time in these twelve months. I left Europe for the first time. I took the plane alone. I took more planes in a month than I had taken in all my life put together. Not to mention taxis, trains and ferries. I tasted things that I didn’t even suspect existed. I’m shooting a lot, not just China, but I’ve seen Hong Kong, Taiwan, Japan, tropical seas and mountains that exceeded 6000 meters. Again, in one year I saw more places than ever. I accept risks and situations previously unthinkable.

And courage has very little to do with it. Because it’s something that I often hear, that I was brave. But it is not true, courage is the minor component in all this. There was unconsciousness, since I had no idea of ​​anything. Curiosity, a lot. Trust, in the madman I was following. I was sure I would have regretted it if I hadn’t at least tried, and it’s one of the few things that freaking me out. And anyway the planes also come back.

I learned how visas work. Started to get an idea of ​​China since it is practically impossible from the outside. I learned that I am much more adaptable than I thought, that it is true that I am not picky and that I can really eat (this is not nice though) whatever they put in front of me. I reorganized a house, I became a tourist in my adopted city and I am inventing a small business so as not to get bored and feel useful in some way. I, who have always declared myself fiercely hostile to the urban environment, have accepted to come and stay in one of the largest megalopolis in the world (I had some good discussions with myself), and I am learning to appreciate some aspects of it, I find myself walking by his streets smiling, I am surprised to find it beautiful, intriguing. Even if I miss a meadow or a path, a mountain, or see these things without hundreds of people to integrate the landscape. I write a lot, here and on the other blog, but I read less, which I really miss. A foundling kitten came to be part of the family.

So far, the balance is positive. Perhaps because a year in the end is a very short time. Perhaps because I am predisposed not to have roots that stop me (I don’t like the word “roots” used in this sense, but I also feel like addressing it and saying it often). And since they have renewed my visa for another twelve months it will be better for me to commit myself, put aside excuses and laziness, and tell you a little more about this strange and fascinating country that hosts me.

I actually had other things to talk to you about today, but it seems enough for now. And then I have a blog to run, if I play all the arguments here then what the hell am I telling you? Indeed, if you ever had questions, please let me have them, so let’s talk a little more, okay?

 

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2 pensieri su “Un anno

  1. Ciao, innanzitutto Buon anniversario cinese 😉 ti capisco benissimo.. in modo diverso in un posto diverso pero’ capisco. Ormai le domande di come ti trovi, lo rifaresti etc etc non me le fanno più’.. pero’ mi davano un gran fastidio.. volevo solo urlare: vivo una vita normale ma in inglese hahaha adesso invece mi chiedono: e ma lassa com’e’ con la Brexit? Ti cacciano? e cose simili .. Il tuo “salto” e’ un salto grosso in unease non soltanto straniero ma pure incomprensibile.. ti faccio un sacco di complimenti 🙂 e grazie per condividere la tua esperienza, mi piace moltissimo leggere il tuo blog e scoprire cose di cui non immaginavo potessero esistere

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