Il paese delle donne – Yang Erche Namu

Il paese delle donneL’anno scorso durante il viaggio alla scoperta dello Yunnan ho visitato il lago Lugu e i suoi dintorni. Tanto lo so che non te lo ricordi, quindi puoi rileggerti qui del lago sacro, del monte Gamu e della sua grotta. E soprattutto della minoranza etnica matrilineare che vive in questa zona, i Mosuo o Moso.

E lì, in una villa privata trasformata in museo, ho scoperto questo libro, “Il paese delle donne”. Ci ho messo un po’ a scovarlo e procurarmelo, ma ce l’ho fatta e me lo sono letto tutto d’un fiato durante le dodici ore di volo tra Milano e Shanghai. E ora che sono le quattro di mattina e mentre decido se ho voglia di fare colazione o cena (grazie jet lag) ti racconto qualcosa di queste pagine.

“In realtà è molto difficle dare scandalo presso la nostra gente dato che, pur vivendo in stretto contatto, non diamo peso a quei comportamenti che altrove favoriscono il pubblico oltraggio. In primo luogo, benchè nel mondo (come ho scoperto ora) il sesso sia una fonte realmente privilegiata di ignominia, le donne moso non si macchiano di offese al pudore e all’onore sessuale. Ma, indipendentemente da questa loro libertà, che si è rivelata tanto affascinante per rivoluzionari, giornalisti, sociologi, fuzionari della salute pubblica e, in anni più recenti, turisti di tutto il mondo, noi moso ci atteniamo ad un codice d’onore che ci vieta i dubbi piaceri dei pettegolezzi infamanti.

Siamo tenuti a non fare maldicenza, a  non alzare la voce con gli altri o spettegolare delle loro faccende personali. Se troviamo da ridire su qualcuno, dobbiamo farlo con discrezione o usare eufemismi oppure, nel peggiore dei casi, il motteggio. Pur venendo afferrati da passioni quali la gelosia e l’invidia, abbiamo il dovere di reprimerle e dobbiamo essere sempre disposti a ignorare le discrepanze per amore di relazioni armoniose.

Tutto ciò può sembrare un’utopia, eppure si verifica realmente. Nessuno appare ai moso più ridicolo di un amante geloso e, salvo l’aver commesso un crimine come il furto, niente è più disonorevole di un litigio in cui si alzi la voce o della mancanza di generosità, tanto che al giorno d’oggi non c’è nessuno in tutto il territorio dei moso che ricordi nè un omicidio o un pestaggio o una rapina, nè un diverbio davvero pesante fra vicini di casa o fra ex-amanti.”

Il paese delle donne 1

L’autrice,  Erche Namu (che significa “preziosa principessa”), 1966, è nata e cresciuta in questa remota regione, e racconta la sua incredibile ed emozionante vita: dall’infanzia tra i moso e le montagne, la vita quotidiana, le tradizioni, il contatto con i cinesi han e gli stranieri, fino all’adolescenza e alla lotta per andarsene e realizzare i suoi desideri, agli scontri con la madre e la comunità, la sua insofferenza e infine la realizzazione del suo sogno, quello di diventare cantante e girare il mondo.

Tra i moso non si parla volentieri di lei, non la considerano più appartentente alla loro comunità dopo un abbandono e un allontanamento simile. Ma nonostante il desiderio di rovesciare e slegare il suo destino da questo mondo, Namu non lo ha mai rinnegato e anzi, dalle pagine del libro traspare quanto lo abbia amato. E la villa trasformata in museo di cui ti parlavo è proprio sua, costruita sul lago Lugu, vicino alla sua regione d’origine. Oggi ospita foto, costumi moso, scritti ed opere dell’autrice ed è anche un rifugio aperto agli artisti.

Lago Lugu
Il lago Lugu e sullo sfondo il monte Gamu

Un libro che ti consiglio insomma, che si divora più che leggerlo, che mescola antropologia, memoria, storia e avventura, con in più il brivido del veramente accaduto. Che tra una canzone tradizionale e una tazza di tè al burro di yak ti accompagna nel cuore dello splendido Yunnan.

*

“Leaving Mother Lake: A Girlhood at the Edge of the World” – Yang Erche Namu

Last year during the journey to discover Yunnan I visited Lugu Lake and its surroundings. I know you don’t remember, so you can reread here about the sacred lake, Mount Gamu and its cave. And above all of the matrilineal ethnic minority living in this area, the Mosuo or Moso.
And there, in a private villa turned into a museum, I discovered this book, “Leaving Mother Lake: A Girlhood at the Edge of the World“. It took me a while to find and get it, but I did it and I read it all in one go during the twelve hours of flight between Milan and Shanghai. And now that it’s four o’clock in the morning and while I decide if I want to have breakfast or dinner (thanks to jet lag) I’ll tell you something about these pages.
The author, Erche Namu (which means “precious princess”), 1966, was born and raised in this remote region, and tells her incredible and exciting life: from childhood among the moors and mountains, everyday life, traditions, contact with the Han Chinese and foreigners, up to adolescence and the struggle to leave and realize his desires, clashes with his mother and the community, his impatience and finally the fulfillment of his dream, to become singer and travel the world.
Among the moso there is no talk of her willingly, they no longer consider her belonging to their community after a similar abandonment and removal. But despite the desire to overthrow and untie his destiny from this world, Namu has never denied it and indeed, from the pages of the book shines through as much as he loved it. And the villa turned into a museum of which I spoke to you is her own, built on the Lugu lake, near her region of origin. Today it houses photos, moso costumes, writings and works by the author and is also a refuge open to artists.
A book that I recommend to you in short, that you’ll devours more than read it, that mixes anthropology, memory, history and adventure, with the extra thrill of what really happened. That between a traditional song and a cup of yak butter tea accompanies you in the heart of the beautiful Yunnan.

 

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